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Osservatorio ANBI: mari ancora troppo caldi e rischio di piogge estreme

Vincenzi (ANBI): “Di fronte all’imprevedibilità degli eventi meteo ed alla loro estremizzazione, quella che era una consueta prassi manutentoria, è diventata però una corsa contro il tempo”

Osservatorio ANBI: mari ancora troppo caldi e rischio di piogge estreme

Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche, maltempo in arrivo sull’Italia centro-meridionale: mari ancora troppo caldi e rischio di piogge estreme

L’inizio di novembre si preannuncia caratterizzato da condizioni pienamente autunnali, ma anche da fenomeni meteorologici potenzialmente critici. Secondo le rilevazioni del Consorzio LaMMA, le temperature superficiali dei mari italiani continuano a mantenersi ben al di sopra delle medie stagionali: nell’Adriatico settentrionale lo scarto supera i 2°C, mentre nel Tirreno centro-settentrionale e nei golfi di Venezia e Trieste le anomalie raggiungono valori compresi tra +2,5°C e +3,5°C.

In questo scenario, l’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche richiama l’attenzione sui rischi legati all’interazione tra le temperature marine elevate e l’evoluzione della situazione meteorologica, una combinazione resa ancora più critica dagli effetti ormai evidenti della crisi climatica.

Le elaborazioni di ECMWF (European Centre for Medium-Range Weather Forecasts) e Meteored indicano che il passaggio di correnti fredde provenienti da Nord-Est potrebbe innescare un vasto sistema ciclonico sul Mediterraneo, ancora insolitamente caldo per il periodo. Il peggioramento dovrebbe interessare l’Italia centro-meridionale a partire dalla serata di domenica e proseguire per l’intera giornata di lunedì, con precipitazioni localmente molto intense e accumuli superiori ai 100 millimetri. Le aree maggiormente esposte comprendono la costa adriatica, il Montenegro, l’Albania, la Croazia e la Grecia. Particolarmente preoccupante la situazione prevista nel distretto regionale di Imathia, sui monti della Macedonia Centrale, dove potrebbero cadere quasi 400 millimetri di pioggia in meno di 24 ore, con quantitativi potenzialmente da record.

Le simulazioni meteorologiche di Meteored delineano un quadro di eccezionale intensità, con temporali violenti lungo il versante adriatico della dorsale appenninica, tra le province meridionali delle Marche e la Puglia. Tra i territori interessati figurano anche i rilievi del Matese e quelli irpini, mentre il Foggiano risulta l’area in cui sono attesi gli accumuli pluviometrici più elevati. Piogge abbondanti sono inoltre previste lungo il versante meridionale del Tirreno, in particolare tra Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia settentrionale.

In vista del peggioramento, i Consorzi di bonifica e irrigazione sono impegnati nelle operazioni di preparazione della rete idraulica per affrontare le precipitazioni invernali e ridurre i rischi per il territorio. In diverse zone del Paese, tuttavia, l’irrigazione rimane ancora necessaria.

“In tutta Italia, nonostante l’irrigazione sia ancora richiesta in alcune zone del Paese, è iniziato lo svasamento della rete idraulica per prepararla alle precipitazioni invernali, salvaguardando idrogeologicamente i territori. Di fronte all’imprevedibilità degli eventi meteo ed alla loro estremizzazione, quella che era una consueta prassi manutentoria, è diventata però una corsa contro il tempo”, evidenzia un preoccupato Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI).

Il calo delle temperature porterà anche le prime nevicate autunnali sull’Appennino Centrale, dopo che la perturbazione della settimana precedente aveva già imbiancato le cime alpine. Un fenomeno che potrebbe avere effetti positivi sulla disponibilità idrica dei prossimi mesi. “Queste nevicate autunnali, qualora non si verifichino ulteriori, tardive ondate di calore, potrebbero rivestire una grande valenza, costituendo il substrato per le auspicabili riserve nivali” osserva Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI.

Il quadro delle risorse idriche regionali evidenzia intanto situazioni differenti lungo la Penisola. In Valle d’Aosta, le portate della Dora Baltea e del torrente Lys risultano in diminuzione. Nel settore occidentale della regione, alle quote superiori ai 2.800 metri, il manto nevoso supera i 25 centimetri.

In Piemonte, dopo il forte incremento registrato pochi giorni fa, i corsi d’acqua hanno subito una rapida contrazione delle portate, scese nuovamente al di sotto dei valori normali. Le elaborazioni ANBI basate sui dati di ARPA Piemonte segnalano deficit pari al 65% per il Toce, al 53% per il Tanaro e al 15% per la Stura di Lanzo.

Anche i principali laghi dell’Italia settentrionale, pur avendo recuperato una parte consistente delle riserve grazie alle recenti precipitazioni, rimangono al di sotto delle medie stagionali. Fa eccezione il lago d’Iseo, o Sebino, che presenta un riempimento del 60,7%. Il Verbano si attesta al 57,3%, il Lario al 47,1% e il Garda al 45,7%.

In Veneto, gli apporti della perturbazione della scorsa settimana avevano determinato incrementi delle portate fluviali fino al 500% nell’arco di due giorni. I livelli idrometrici sono ora tornati su valori più abituali, ma evidenziano nuovamente la marcata variabilità dei corsi d’acqua a carattere torrentizio. Il Brenta registra un deficit di portata del 49,9%, mentre per il Bacchiglione la riduzione raggiunge il 76%. Più contenuto lo scostamento della Livenza, pari al 12% sotto la media. Sono rientrati anche i picchi di portata che avevano interessato i bacini del Trebbia, del Nure e del Taro, nell’Emilia-Romagna occidentale. Attualmente, tutti i fiumi appenninici della regione presentano flussi inferiori ai valori medi del periodo.

Diversa la tendenza lungo il Po, la cui portata è in sensibile aumento lungo l’intero corso grazie agli importanti apporti provenienti dal bacino idrografico. A Pontelagoscuro, vicino al delta, il flusso ha raggiunto 1.505 metri cubi al secondo, avvicinandosi ai livelli tipici della stagione. Il valore rimane comunque inferiore del 12% rispetto alla media storica, dopo mesi caratterizzati da una significativa carenza idrica.

In Liguria, le abbondanti piogge che hanno alimentato le recenti piene, con accumuli prossimi ai 300 millimetri in 24 ore a Savona, continuano a sostenere portate fluviali elevate. In alcuni casi, come per i fiumi Vara e Argentina, i flussi risultano superiori alle medie stagionali.

In Toscana, le portate sono in ripresa, ma permangono forti deficit rispetto ai riferimenti storici. Il Serchio registra una riduzione del 63%, l’Arno dell’80% e l’Ombrone dell’84%. Nelle Marche, invece, i livelli idrometrici dei corsi d’acqua rimangono sostanzialmente stabili.

In Umbria, il livello del lago Trasimeno ha mostrato un lieve aumento, pari a 2 centimetri nell’arco di una settimana, secondo le rilevazioni dell’idrometro di Polvese. Il dato resta tuttavia molto distante dalla media storica, con uno scarto negativo di 130 centimetri. È in diminuzione il livello del fiume Topino, mentre gli altri corsi d’acqua regionali non registrano variazioni significative.

Nel Lazio prosegue la diminuzione delle portate del Tevere nel tratto romano. I livelli dei laghi Albano, Nemi, Bracciano e Bolsena mostrano invece un incremento contenuto, pari a un centimetro nell’ultima settimana. Le recenti precipitazioni hanno determinato un andamento settimanale positivo dei livelli idrometrici dei fiumi campani. In Irpinia, la diga di Conza conserva ancora 14,20 milioni di metri cubi d’acqua.

Particolare attenzione è rivolta alla Basilicata, dove gli invasi dovranno contribuire a gestire i volumi in arrivo con il nuovo peggioramento. I quattro principali bacini regionali, Monte Cotugno, Pertusillo, Camastra e Basentello, dispongono complessivamente di una capacità residua di riempimento superiore a 250 milioni di metri cubi. Nei venti giorni precedenti, dagli stessi invasi sono stati erogati circa 17 milioni di metri cubi d’acqua.

In Puglia, le riserve disponibili nei bacini saranno fondamentali per contenere le piene e attenuarne gli effetti nei comuni esposti tra il basso Molise e la parte settentrionale della regione, in vista di quella che potrebbe rappresentare un’ulteriore emergenza meteorologica nel 2026. Gli invasi pugliesi risultano attualmente riempiti al 28% e possono accogliere ancora oltre 230 milioni di metri cubi d’acqua.

Infine, in Calabria e nel resto del Mezzogiorno, le riserve idriche degli invasi si mantengono consistenti nonostante la prolungata siccità estiva. Nella maggior parte dei casi, i volumi immagazzinati superano sia la media dell’ultimo decennio sia i livelli registrati nello stesso periodo del 2025. È il caso del bacino dell’Arvo, che dispone di 4,40 milioni di metri cubi in più rispetto alla media storica e di 13,8 milioni in più rispetto al 2025. Il bacino del Passante presenta un surplus di 3 milioni di metri cubi sulla media e di 2,51 milioni rispetto allo scorso anno. Il bacino del Menta, infine, ha raggiunto un riempimento superiore al 50% dei volumi autorizzati.

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