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Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche: l’ondata di caldo accelera la crisi idrica in tutta Italia

Vincenzi (ANBI): “Con un possibile aumento di 3 gradi nella temperatura si avrà un calo del 20% nelle rese agricole e del 10% nelle attività ittiche”

Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche: l’ondata di caldo accelera la crisi idrica in tutta Italia
Osservatorio ANBI

Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche: temperature estreme e riserve in calo, cresce l’allarme per l’acqua

L’Europa si trova ad affrontare una nuova emergenza sanitaria legata all’intensa ondata di calore che sta investendo il continente. La cosiddetta “cupola di calore”, formatasi sul Marocco, sta infatti determinando condizioni climatiche estreme che espongono la popolazione a rischi significativi per la salute a causa della prolungata permanenza di temperature eccezionalmente elevate.

La situazione è particolarmente critica in diversi Paesi europei. In Spagna, dall’inizio di maggio, si contano già circa cento vittime riconducibili alle elevate temperature, mentre in Francia si stanno registrando i valori termici più alti degli ultimi ottant’anni, con punte superiori ai 50 gradi al suolo in numerose aree del centro e del sud del Paese, secondo i dati di Copernicus. Anche il Regno Unito è interessato dal fenomeno, con temperature massime che raggiungono i 41 gradi nel sud dell’Inghilterra e in Galles.

In Italia, l’arrivo dell’anticiclone “Caronte” porterà nei prossimi giorni un ulteriore incremento delle temperature, che nei principali centri urbani potrebbero oltrepassare i 40 gradi. Le conseguenze si fanno sentire soprattutto nelle regioni settentrionali, già messe a dura prova da una persistente crisi idrica. Emblematico è il caso del fiume Po, la cui portata è scesa sotto la soglia dei 300 metri cubi al secondo, attestandosi a 298,42 mc/s. Dallo scorso venerdì la portata media rilevata a Pontelagoscuro è rimasta al di sotto dei 330 mc/s, favorendo l’avanzata del cuneo salino fino all’incile del Po di Gnocca, a circa venti chilometri dal mare. Questa situazione ha reso impossibile l’irrigazione nelle aree di Porto Tolle e dell’isola di Ariano, a sud di Ca’ Vendramin. Qualora la portata dovesse ulteriormente diminuire sotto i 250 mc/s, l’ingressione salina potrebbe spingersi fino a una trentina di chilometri nell’entroterra.

Sono esempi di una tendenza climatica che, stanti gli attuali “trends”, comporterà una perdita fino al 5% del Prodotto Interno Lordo dell’Italia al 2040“, ricorda Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI. “Con un possibile aumento di 3 gradi nella temperatura si avrà un calo del 20% nelle rese agricole e del 10% nelle attività ittiche”.

Gli effetti delle anomalie termiche si manifestano anche in alta quota. In Valle d’Aosta lo zero termico oscilla tra i 4.300 e i 4.800 metri di altitudine, contribuendo all’accelerazione del degrado dei ghiacciai alpini, come quello dei Bossons nella valle di Chamonix. Allo stesso tempo, lo scioglimento della neve e dei ghiacci, insieme a precipitazioni intense e grandinate localizzate sempre più frequenti a causa dell’estremizzazione climatica, continua temporaneamente a sostenere il bilancio idrico dei corsi d’acqua del Nord Italia. Tuttavia, secondo le valutazioni degli esperti, una volta esaurito l’apporto derivante dallo scioglimento nivale e in assenza di precipitazioni consistenti, i principali corpi idrici settentrionali sono destinati a subire un drastico ridimensionamento delle proprie portate.

E’ opportuno ricordare che, a fronte di un aumento di 2 gradi nella temperatura, si avrà un calo del 15% nelle presenze turistiche straniere e dell’8% in quelle nazionali“, aggiunge Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI. “Con un incremento di 4 gradi sparirà l’80% delle stazioni sciistiche. Sono scenari, che saranno fra i temi dell’Assemblea nazionale dei Consorzi di bonifica ed irrigazione, in calendario l’1 e 2 Luglio, a Roma”.

Anche a livello globale emergono segnali preoccupanti. Le temperature superficiali marine hanno superato i record registrati nel 2024, con un incremento di 0,03°C secondo il servizio C3S/ECMWF. Particolare attenzione è rivolta al Mediterraneo, le cui temperature possono influenzare significativamente la dinamica meteorologica dei Paesi rivieraschi. Nel Tirreno centro-meridionale, infatti, le acque si mantengono stabilmente tra i 29 e i 30 gradi, come rilevato dal consorzio LaMMA Toscana.

Il consueto report dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche evidenzia un rapido peggioramento della situazione nei grandi laghi del Nord Italia. Nell’ultima settimana il livello del lago di Como e di quello d’Iseo si è abbassato di quasi trenta centimetri, portando i rispettivi riempimenti al 58,8% e al 65%. Anche il lago Maggiore presenta un riempimento pari al 58,9%, mentre il Garda si attesta al 74,3%.

In Valle d’Aosta si osserva un aumento delle portate della Dora Baltea e del torrente Lys, ma continuano a destare impressione i dati termici in quota. Presso la stazione delle Grandes Murailles, in Valtournenche, a 2.566 metri di altitudine, negli ultimi trenta giorni la temperatura è scesa sotto lo zero soltanto per poche ore l’11 giugno, mentre attualmente le massime superano i 17 gradi.

In Piemonte si registrano condizioni eccezionali nel bacino del Tanaro. A Montecastello la portata media è di appena 4,4 mc/s rispetto ai consueti 106,5 mc/s di giugno, con una riduzione del 96%. Fortemente ridotte risultano anche le portate della Stura di Lanzo e del Toce, entrambe inferiori di oltre la metà rispetto ai valori attesi. La Lombardia vede ulteriormente diminuire le proprie riserve idriche, già scese a 1.642 milioni di metri cubi, valore inferiore del 26,1% rispetto alla media storica, principalmente a causa della riduzione dei volumi accumulati nei laghi regionali.

In Veneto torna a peggiorare la situazione dei corsi d’acqua dopo il temporaneo miglioramento delle ultime settimane. L’Adige presenta una portata inferiore del 65%, avvicinandosi alla soglia minima necessaria per contrastare la risalita del cuneo salino. La Livenza registra un deficit del 60%, mentre il Bacchiglione segna una riduzione del 71%. In Emilia-Romagna molti corsi d’acqua risultano ormai quasi completamente in secca. Il Savio scorre con una portata di appena 0,66 mc/s e il Reno con 2,12 mc/s. Trebbia e Nure continuano inoltre a mantenersi al di sotto dei rispettivi minimi storici.

Particolarmente critica rimane la situazione del Po. Ad Isola Sant’Antonio, in provincia di Alessandria, è stata rilevata una portata media di 38,8 mc/s, il dato più basso registrato almeno negli ultimi due anni. A Pontelagoscuro, invece, il deficit idrico raggiunge l’83%. Anche la Liguria evidenzia un progressivo abbassamento dei livelli idrometrici dei fiumi Entella, Vara e Argentina. La Toscana registra portate particolarmente ridotte nei principali corsi d’acqua: l’Ombrone presenta un deficit dell’80%, l’Arno del 63% e il Serchio del 37%.

Nelle Marche il calo più evidente riguarda il fiume Esino e il suo affluente Sentino, mentre gli invasi artificiali regionali contengono complessivamente 51,13 milioni di metri cubi d’acqua. In Umbria il livello del lago Trasimeno si è abbassato di ulteriori quattro centimetri. Alla stazione di Polvese l’altezza idrometrica risulta ora inferiore di 1,20 metri rispetto alla media storica. Restano invece stabili le portate dei fiumi Chiascio e Paglia.

Nel Lazio continua la diminuzione dei livelli dei laghi di Nemi e Albano, entrambi in calo di altri due centimetri. Per il lago Albano il trend negativo prosegue quasi senza interruzioni dal 15 marzo: in poco più di tre mesi ha perso venti centimetri di livello, che diventano trentotto nell’arco di un anno e sessantaquattro considerando gli ultimi due anni. In Campania si registrano ulteriori riduzioni delle portate dei fiumi Volturno, Sele e Garigliano.

La Basilicata ha visto diminuire di oltre nove milioni di metri cubi i volumi invasati nei bacini di Monte Cotugno, Pertusillo, Camastra e Basentello nell’arco di una sola settimana. Nonostante ciò, gli invasi conservano ancora l’81% della capacità autorizzata, corrispondente a circa 128 milioni di metri cubi in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Infine, in Puglia le elevate temperature stanno determinando un aumento sia dell’evapotraspirazione sia del fabbisogno irriguo delle campagne. Ciò ha comportato una riduzione di circa 12,66 milioni di metri cubi delle riserve accumulate nelle dighe regionali nell’ultima settimana. Nonostante il calo, i bacini risultano ancora riempiti al 77% della loro capacità.