Osservatorio ANBI, torna l’allarme siccità: Sud a secco, fiumi e laghi in calo al Nord. Preoccupa il Mediterraneo troppo caldo
Dopo un’estate caratterizzata da condizioni di siccità estrema, settembre non ha portato il miglioramento atteso in diverse regioni meridionali. Secondo i dati Radarmeteo riportati dall’ANBI, vaste aree della Sardegna hanno ricevuto meno del 20% delle precipitazioni normalmente registrate nel mese. Deficit superiori all’80% hanno interessato anche la Puglia, in particolare i Monti Dauni, la Capitanata, il Tarantino e il Barese, oltre ad alcune zone dell’Abruzzo. A limitare gli effetti della carenza di piogge sono soprattutto le riserve accumulate negli invasi durante i primi mesi dell’anno, grazie alle precipitazioni intense associate ai cicloni mediterranei.
In Basilicata, ad esempio, i principali bacini conservano circa 182,9 milioni di metri cubi d’acqua, oltre 100 milioni in più rispetto allo scorso anno. Anche in Puglia le riserve dei bacini foggiani rimangono relativamente abbondanti, con 98,12 milioni di metri cubi disponibili, nonostante la persistente siccità.
A preoccupare l’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue non è soltanto la mancanza di precipitazioni, ma anche la possibilità che il ritorno delle perturbazioni provochi fenomeni particolarmente violenti. Le temperature del Mediterraneo risultano infatti superiori alla media di 2,5-3,5 gradi, con punte oltre i 4 gradi in alcune aree. Un’anomalia che può favorire, in presenza di condizioni atmosferiche predisponenti, precipitazioni intense e nubifragi. “I Consorzi di bonifica ed irrigazione hanno iniziato a svasare la rete idraulica per prepararla alle piogge. Siamo però preoccupati per quanto potrebbe accadere, quando le correnti atlantiche raggiungeranno la Penisola, dando così inizio, con oltre un mese di ritardo, all’autunno meteorologico“, dichiara Francesco Vincenzi, presidente ANBI.
La situazione appare critica anche nelle regioni settentrionali, dove un anno idrologico caratterizzato da precipitazioni insufficienti e scarse nevicate ha progressivamente ridotto le disponibilità d’acqua. I livelli di riempimento dei principali laghi continuano a scendere: il Lago Maggiore si attesta al 18%, il Lago di Como al 28,8%, il Garda al 43,6% e il Lago d’Iseo al 58,6%. In Piemonte, il Tanaro registra una portata inferiore del 79% rispetto ai valori di riferimento, mentre per la Toce il calo raggiunge il 71%. La Lombardia ha chiuso l’anno idrologico con un deficit superiore al 30%, equivalente a circa 450 milioni di metri cubi d’acqua.
Particolarmente difficile anche la situazione in Veneto, dove il Bacchiglione presenta una portata inferiore dell’86% alla media, seguito da Brenta (-65%), Livenza (-63%), Adige (-54%) e Piave (-45%). Il Po registra a Piacenza valori inferiori ai minimi storici, mentre a Pontelagoscuro la portata è pari al 37% della media del periodo. In Emilia-Romagna, anche Trebbia, Taro e Nure mostrano flussi inferiori ai minimi storici.
Non mancano segnali di sofferenza nelle regioni centrali. In Toscana, le portate di Arno, Serchio e Ombrone risultano inferiori rispettivamente dell’83%, 78% e 85% rispetto alle medie del recente ventennio. In Umbria continua ad aggravarsi la situazione del Lago Trasimeno, il cui livello, rilevato a Polvese, si trova 133 centimetri sotto la media stagionale. Nel Lazio, il Tevere registra a Roma una portata di 75,83 metri cubi al secondo, circa il 27% in meno rispetto alla media degli ultimi sei anni. In diminuzione anche i livelli dei principali laghi vulcanici della regione.
Di fronte a un quadro che interessa ormai gran parte della Penisola, ANBI torna a chiedere investimenti per aumentare la capacità di accumulo delle risorse idriche, anche nelle regioni alpine. “È l’evidente dimostrazione, ora suffragata da dati, sulla necessità di dotare anche le regioni alpine di invasi, che garantirebbero riserve idriche sufficienti al fabbisogno di una delle zone maggiormente produttive in Europa”, sottolinea Massimo Gargano, direttore generale di ANBI. Gargano richiama inoltre il Piano Invasi, proposto dall’associazione insieme a Coldiretti, che attende da sette anni una risposta concreta.
Il problema, secondo l’Osservatorio, riguarda quindi sia la capacità di conservare l’acqua nei periodi piovosi, sia quella di gestire precipitazioni sempre più irregolari. Una doppia sfida che rende necessario rafforzare le infrastrutture idriche e la prevenzione del rischio idrogeologico.


