Non solo le api. Ora a diventare vittime dei pesticidi sono anche gli uccelli, i lombrichi, le farfalle e i pesci. Lo dice uno studio internazionale a cui hanno lavorato oltre 29 ricercatori in un gruppo specializzato sui pesticidi sistemici (destinati ad essere assorbiti dalle piante), le cui conclusioni dovrebbero essere pubblicate in otto articoli (entro l’estate) sulla rivista Environmental Science and Pollution Research.
I pesticidi analizzati sono circa il 40% dei tipi presenti sul mercato e sono anche utilizzati in casa per il trattamento e la prevenzione delle pulci su cani e gatti e nella lotta contro le termiti sui mobili di legno. Gli effetti associati all’esposizione a tali pesticidi “possono essere – hanno fatto sapere gli studiosi – immediati e fatali e cronici”, come la perdita dell’olfatto o della memoria, della fertilità.
Questi pesticidi sono finiti sul bancone degli imputati negli ultimi anni come una delle cause del declino delle api. L’UE ha per esempio già nel 2013 sospeso l’uso di fipronil e tre neonicotinoidi a causa dei loro effetti sugli insetti impollinatori.
Questa nuova analisi dimostra anche che molte altre specie vengono colpite, in primo luogo invertebrati terrestri come i lombrichi, poi le api, le farfalle e gli invertebrati acquatici come lumache d’acqua dolce, gli uccelli e i pesci.

