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Rischio eventi atmosferici, Osservatorio ANBI: clima tropicale al Nord e africano al Centro-Sud

Osservatorio ANBI, report settimanale: clima tropicale al Nord e africano al Centro-Sud. Necessario adattare i territori ad eventi atmosferici estremi

Sorpresa (prevedibile): dopo i record di calura mese per mese, la primavera meteorologica, conclusasi il 31 maggio, è risultata la più “umida” sull’Italia Settentrionale da decenni: per fare un esempio, in Piemonte l’indice SWE (Snow Water Equivalent) di fine maggio è 1592,7 milioni di metri cubi; in pieno inverno (Gennaio) 2023 era Mmc.1024,7, mentre un anno prima era addirittura Mmc.625 (fonte: Arpa Piemonte), cioè meno della metà di quanto si sta registrando all’inizio dell’estate. Le portate dei fiumi ed i volumi invasati nei bacini superano perlopiù i valori medi del periodo; i livelli di falda si sono generalmente ristabilizzati ed in molti casi sono superiori alla norma. A segnalarlo è il report settimanale dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche.

"In questa condizione è indispensabile essere consapevoli dell’aumento del rischio idrogeologico sull’Italia del Nord; l’imprevedibilità meteo, come testimonia la recente  tragedia in Friuli Venezia Giulia, dovrebbe consigliare chi di dovere ad un’immediata campagna comunicazionale di prevenzione civile", commenta Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela el Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI). "Nell’attesa di realizzare le necessarie infrastrutture di adattamento sui territori, l’evidente inadeguatezza della rete idraulica di fronte all’estremizzazione degli eventi atmosferici, non può che consigliare grande prudenza nel frequentare l’indubbia bellezza dei corpi idrici".

Alcuni dati sulla drammatica evenienza a Premariacco, dove sono morti 3 ragazzi travolti dalla piena improvvisa del fiume Natisone, ben rappresentano quanto l’imprevedibilità dei fenomeni atmosferici stia rappresentando un grave pericolo per la popolazione: il 31 maggio scorso, il livello delle acque  in alveo è cresciuto di 2 metri in sole 6 ore; ciò significa che la portata è salita da 8 metri cubi e mezzo al secondo, registrati alle ore 9 a mc/s 240,5 toccati alle ore 15.00.

La rete gestita dai Consorzi di bonifica sta operando a pieno ritmo per far defluire ovunque le acque meteoriche dai territori in vista di annunciate, nuove precipitazioni.

Stiamo lavorando alacremente per aumentare la resilienza dei territori per quanto di nostra competenza. Finalmente pare aumentare anche la sensibilità nelle scelte politiche; ora il problema più grande è accelerare gli iter procedurali nel rispetto delle leggi, perché 11 anni di media per realizzare un’opera pubblica è un tempo insostenibile di fronte all’incedere della crisi climatica, soprattutto sapendo che oltre metà di quel tempo è dovuto ad adempimenti burocratici”, evidenzia Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI.

I grandi laghi del Nord Italia, ad eccezione del Lario, sono vicini od oltre (Maggiore) il massimo riempimento. In Valle d’Aosta la portata della Dora Baltea risulta in aumento e superiore alla media del periodo; notevole anche il flusso nel torrente Lys.

In Piemonte il mese di maggio ha visto cadere l’88% di pioggia in più rispetto alla media e, per la prima volta da un anno, le temperature sono state inferiori alla norma. Come anticipato, la neve in quota è grandemente superiore alla media (+129%) con un surplus che sulle Alpi Cozie supera addirittura +300% (fonte: Arpa Piemonte). Calano, invece, i livelli dei fiumi che però si mantengono generalmente superiori alle medie del periodo.

In Lombardia decresce la portata del fiume Adda, che si mantiene sui 324 metri cubi al secondo; complessivamente le riserve idriche regionali sono quasi il 44% in più della norma con + 88% di neve al suolo.

Sul Veneto le copiose piogge cadute nei giorni scorsi hanno ulteriormente rimpinguato corpi idrici già saturi, tanto che il fiume Adige arriva ora a toccare mc/s 911,71 registrando un surplus di ben il 158% sulla media. Analogo discorso vale per Bacchiglione (+236%), Brenta (+140%), Piave (+121%), Livenza (+75,3%).

In Emilia-Romagna solamente i bacini più orientali (Reno, Santerno, ecc.) sono ancora in sofferenza; gli altri fiumi appenninici, grazie ad apporti pluviali superiori alla norma, registrano portate sovrabbondanti. Da questa situazione traggono vantaggio i bacini piacentini, che ad un mese dall’inizio della stagione irrigua, trattengono ancora volumi pari a quasi il 100% (Molato 99,4%, Mignano 96,4%). Il fiume  Po, lungo tutta l’asta, continua ad avere portate nettamente superiori alla media ed in prossimità del delta, a Pontelagoscuro, raggiunge mc/s 3430, cioè il 90% in più della media mensile.

In Liguria sono stabili i livelli del fiume Entella, mentre crescono quelli di Vara e Magra; a Ponente cala l’Argentina. In Toscana, questa settimana, i flussi in alveo dei fiumi Serchio, Sieve, Arno ed Ombrone sono stati superiori alla media mensile del recente ventennio.

Scendendo verso Sud, la situazione idrica si complica: nelle Marche, complice una primavera avara di piogge ed il mancato innevamento dell’Appennino Umbro-Marchigiano durante l’inverno, i fiumi stanno subendo da diverse settimane una lenta e progressiva contrazione dei livelli idrometrici; a farne le spese sono soprattutto la Potenza, l’Esino, il Tronto ed il Sentino, che registrano valori ben al di sotto della media dello scorso quinquennio. Le 5 dighe regionali stanno, però, trattenendo una quantità d’acqua pari a 52,29 milioni di metri cubi, cioè un valore inferiore al solo 2023 quando gli invasi erano pieni al 97%, mentre ora siamo comunque ad un confortante 80%.

In Umbria è molto preoccupante la condizione del lago Trasimeno che, al pari degli bacini del Centro Italia, affronterà i mesi più caldi dell’anno in una condizione davvero critica ed un livello idrometrico, inferiore di cm. 82 alla media. Anche i fiumi umbri non brillano per le loro performances: decrescono velocemente Paglia e Topino, così come il Chiascio, la cui altezza attuale è quasi 40 centimetri in meno dello scorso anno.

Similmente è evidente la situazione di sofferenza idrica, che stanno vivendo i territori del Lazio, i cui laghi perdono quotidianamente preziosi centimetri d’acqua: il bacino di Bracciano è prossimo a tornare sotto il livello di – cm.100 cm di livello, indicatore degli anni peggiori. Il lago di Albano in poco più di un mese si è abbassato di ben 17 centimetri, mentre il limitrofo invaso di Nemi è 48 centimetri più basso rispetto all’anno scorso. Anche i fiumi, ad eccezione della Fiora, stanno soffrendo: il Tevere ha una portata dimezzata rispetto alla media ed anche nell’Aniene manca il 43% del flusso abituale in questo periodo; prestazioni negative anche per il fiume Velino, il cui deficit di portata nell’Alta Sabina si aggira sul 24%.

Non accenna a diminuire neppure la lunga stagione siccitosa dell’Abruzzo, dove i fiumi stanno soffrendo, oltre che per la scarsità di piogge, anche per l’irrisorio apporto d’acqua, generato dalla fusione della neve in quota e che quest’anno è stata inferiore del 60% sulla media (fonte: Autorità di Bacino Distrettuale dell'Appennino Centrale). Così l’Orta, nel Pescarese, continua a calare e l’attuale livello idrometrico, cm. 54, ne segna ben 40 in meno rispetto allo scorso anno; il Sangro (cm.48) registra -cm. 11 sul 2023; il Vomano, nel Teramano, vede in alveo cm16 d’acqua contro i cm. 38 di un anno fa: sono livelli abitualmente verificati nel mese di agosto.

Contemporaneamente alla crescente sofferenza, che si registra nell’Italia peninsulare, il Mezzogiorno sta affrontando una delle annate più secche del recente passato e le prospettive per i prossimi mesi, a causa delle temperature marine mai così calde come quest’anno (quello 2024 è stato inoltre, globalmente, con + 0,64° rispetto alla media, il maggio più caldo della storia anche per quanto riguarda la temperatura dell’aria), non sono affatto rosee con la piaga di devastanti  incendi boschivi e riserve idriche stoccate insufficienti a garantire contemporaneamente la necessaria disponibilità per cittadinanza, flussi turistici e produzione agricola di qualità.

Il livello del fiume Volturno, sia in Campania che a monte in Molise, risulta basso e addirittura decrescente verso la foce; cala anche il Sele, mentre il Garigliano resta stabile. In Basilicata i volumi trattenuti dai bacini si sono ridotti di ulteriori 4,3 milioni di metri cubi: il gap con il 2023 si amplia fino a toccare i – mln.mc.166,74; il totale della riserva idrica disponibile si attesta a mln.mc. 318,5 cioè il 42% della capacità d’invaso delle dighe.

Analoga è la vicenda della Puglia, dove i bacini si svuotano settimanalmente di 5 milioni di metri cubi d’acqua: attualmente ne restano mln.mc. 175,7 cioè il 53% del potenziale; il deficit sul 2023 sale a -mln.mc. 148,31. In Calabria, trend decrescente per le portate dei fiumi Coscile, Lao ed Ancinale con gli ultimi due nettamente deficitari rispetto ai valori medi del periodo.

In Sicilia, ad inizio di maggio, la disponibilità idrica nei bacini era scesa a 300,18 milioni di metri cubi, vale a dire il 30% della capacità complessiva. Si tratta del risultato peggiore almeno dagli ultimi  15 anni con uno scarto negativo, sul precedente record del 2018 , pari ad oltre 187 milioni di metri cubi ed a -48% sulla media. Inoltre, al di là di modeste piogge, i prossimi giorni sull’isola saranno all’insegna del bel tempo e di temperature, che supereranno i 30 gradi come in tutto il Sud.

In Sardegna, la temperatura sfiorerà addirittura i 40 gradi. Sull’isola la situazione degli invasi resta difficile: nel mese di maggio sono stati rilasciati ben 48,46 milioni di metri cubi d’acqua. La differenza tra maggio 2024 e l’anno precedente è di mln.mc. 287,62. Anche qui come in Sicilia si tratta del dato più basso da almeno 15 anni; mancano all’appello quasi 761 milioni di metri cubi d’acqua sulla capacità complessiva dei bacini.






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