Alla controversa storia dello shale gas si aggiunge un altro tassello: nei pressi delle perforazioni, uno studio ha rivelato contaminazione dell’acqua potabile. I ricercatori della Duke University in North Carolina hanno analizzato campioni di acqua da 141 pozzi privati che riforniscono le case vicine a giacimenti di gas nello stato di New York.
Risultato? La concentrazione di metano ed etano nell’acqua è stata 23 volte maggiore rispetto alle abitazioni che distano appena un chilometro in più dal luogo delle perforazioni. La presenza di metano è risultata di gran lunga superiore ai 10 milligrammi per litro d’acqua, soglia massima fissata dalle autorità sanitarie statunitensi. Non solo: in dieci campioni è stato rilevato propano.
I dati sulla contaminazione dei pozzi con etano e propano sono “nuovi e difficili da confutare”, affermano i ricercatori. “Non c’è nessuna fonte biologica di etano e propano nella regione”. “La nostra ricerca – proseguono gli autori dello studio – mostra che la distanza dai siti di perforazione, così come il loro impatto sulla regione, sono fattori importanti nel determinare il possibile rischio di contaminazione delle acque sotterranee e deve essere valutato prima della perforazione”.
Anche altri studi della Duke confermano le prove dell’ultima ricerca: tracce di metano sono state trovate nell’acqua dei pozzi vicini ai siti di perforazione a nord-est della Pennsylvania. Un terzo studio, condotto dall’Istituto di Geofisica americano, non ha tuttavia trovato alcuna prova di contaminazione causata dalla produzione di shale gas in Arkansas.
