Fino a pochi anni fa il solo pensiero di poter costruire un robot in grado di stare in piedi sembrava un’utopia irrealizzabile o un’idea appartenente ad un futuro molto lontano, eppure oggi le cose sembrano andare piuttosto diversamente. Ci siamo abituati ad osservarli mentre fanno, letteralmente, qualsiasi cosa. Lavorano, sbrigano le faccende domestiche, si muovono in maniera autonoma, consegnano pacchi e ora giocano persino a pallone. A Pechino, infatti, nel corso della seconda edizione dei World Humanoid Robot Games, il team SPQR di Sapienza – Università di Roma è arrivato in finale al torneo di calcio per umanoidi, aggiudicandosi la medaglia d’argento e confermandosi come l’unica squadra non cinese rimasta in gara fino alle battute conclusive nella propria categoria.
Un grande risultato, che adesso avrà anche un seguito tutto italiano. Non a caso, dal 23 al 25 ottobre, il robocalcio sbarcherà proprio nella Capitale, in particolare al Gazometro Ostiense, con il primo RoboCup Italian Open – Humanoid Soccer Tournament nell’ambito di Maker Faire Rome, dove i giocatori dell’ateneo scenderanno nuovamente in campo.
Quando le macchine scendono in campo, a vincere è soprattutto la ricerca
Certo, quella di automi che giocano come fossero una squadra di calcio qualunque non è una scena che si vede tutti i giorni e ad alcuni potrebbe addirittura far pensare ad una sorta di anticipo dell’apocalisse digitale, quella in cui le macchine prenderanno il controllo sugli umani. Fortunatamente, però, non è questo il caso, perché durante i giochi cinesi quegli stessi automi hanno dimostrato di non esserne ancora in grado. Sebbene la manifestazione abbia mostrato al mondo i lodevoli passi avanti della robotica e il prezioso contributo nostrano, tra cadute, collisioni, problemi di equilibrio e malfunzionamenti, ha permesso anche di notare quanto sia lontana dalla perfezione.

Il punto, del resto, non è soltanto stabilire chi abbia segnato più gol o chi sia riuscito a rimanere in piedi più a lungo. Con ogni probabilità, il vero interesse di tali competizioni sta in quello che succede tra un tiro al pallone e una rovinosa caduta a terra. Per riuscire a giocare, in fondo, un robot deve essere capace di vedere ciò che ha davanti attraverso i propri sensori, interpretare quello che sta accadendo, decidere come muoversi e farlo senza che qualcuno gli dica, passo dopo passo, cosa fare. Il team Sapienza ci lavora da anni, tant’è che tra le sue ricerche più recenti ci sono un sistema di self-supervised learning, ossia un sistema il cui scopo è migliorare il riconoscimento della palla, e la sperimentazione dei Large Language Models, capaci di generare e raffinare strategie di gioco per squadre composte da esseri sostanzialmente artificiali, i quali, almeno nelle intenzioni, dovrebbero cominciare a comprendere cosa conviene fare con quel pallone.
Chissà, magari potrebbe essere la buona occasione per farci spiegare come evitare certe scelte tattiche discutibili!
La partita continua nella Capitale
Ad ogni modo, ora la prossima partita si disputerà a Roma, che ospiterà il primo torneo italiano di calcio robotico, un evento RoboCup che impedirà qualsiasi intervento dell’uomo durante i match. Lo scopo è quello di vedere come gli automi si comporteranno e coordineranno con i compagni. Per il pubblico sarà certamente uno spettacolo curioso, ma università e centri di ricerca avranno nuovamente l’opportunità di confrontarsi, mettere alla prova le proprie tecnologie e capire dove sia ancora necessario migliorare. Il robottino che corre dietro al pallone fa senza ombra di dubbio sorridere, ma ogni suo movimento è una dimostrazione dei progressi fatti e di quelli che ci sono ancora da fare.
(L’immagine di copertina è stata realizzata attraverso un software di IA generativa)


