La Piazza 2026, l’attacco di Bonelli: “Meloni sceriffo di Nottingham al contrario”
“Costruire un’alternativa per guidare il Paese non è una gara olimpica: bisogna uscire dai personalismi”. È l’invito che Angelo Bonelli, co-portavoce di Alleanza Verdi e Sinistra, rivolge ai suoi alleati dal palco de La Piazza, la kermesse di Affaritaliani a Ceglie Messapica, intervistato dal direttore Marco Scotti. “Da settembre – annuncia – cominceremo a costruire un programma per l’Italia, perché è quello che ci chiedono gli italiani”. I nodi sono già chiari: “Il grande tema della sanità pubblica, il turismo sanitario che colpisce soprattutto il Sud, un’assurda differenza tra Nord e Sud sui dati dell’occupazione e della disoccupazione giovanile, e una politica energetica totalmente sbagliata di questo governo”.
È sull’energia che Bonelli affonda il colpo: “In quattro anni il governo Meloni ha speso 38 miliardi di euro di soldi pubblici per abbassare il costo dell’energia, compresi i decreti carburanti, ma il costo dell’energia in Italia resta tra i più alti in Europa. Una sorta di sceriffo di Nottingham al contrario: si prende dagli italiani per dare ai petrolieri. Nel frattempo le grandi società energetiche hanno fatto profitti per 80 miliardi di euro e le famiglie in povertà energetica sono aumentate”. La sfida programmatica, per il leader ecologista, è “coniugare giustizia sociale e giustizia ambientale”.
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C’è poi il capitolo clima, su cui accusa la premier di silenzio: “Giorgia Meloni in questi mesi non ha proferito una parola sulla crisi climatica. Abbiamo visto cosa è successo in Nepal, 100 milioni di metri cubi di ghiaccio scesi a valle a causa del riscaldamento globale; i fiumi del nostro Paese sono prosciugati, l’agricoltura subisce danni enormi. La crisi climatica aumenta le diseguaglianze sociali, tra chi può permettersi un condizionatore e chi no – non solo perché non può comprarlo, ma perché poi arriva la stangata in bolletta. Questa destra ha una posizione ideologica: ritiene che le politiche climatiche danneggino le classi più deboli, quando è la crisi climatica a danneggiarle”.
Scotti lo incalza sui correttivi: cosa farebbe se fosse al governo? Bonelli parte dall’Europa: “Il ministro dell’ambiente Pichetto Fratin, su mandato del governo, è andato a votare no alla legge europea sul restauro della natura. Ma come si può votare contro una legge che dice, in sostanza: le aree di esondazione dei fiumi lasciamole tranquille, non cementifichiamole? O che ripete quello che dicevano i nostri nonni, che facevano riposare la terra con la rotazione delle colture? Perché dobbiamo avere questo atteggiamento predatorio verso le risorse naturali?”. Poi la ricetta: “Primo, una politica energetica che non trasformi l’Italia in un hub del gas, come ha fatto questo governo. Secondo, investire sulle rinnovabili, che abbassano il costo dell’energia: sole e vento sono fonti gratuite, non dipendono dallo stretto di Hormuz, su cui questa crisi sta affogando l’economia europea. Terzo, dire con chiarezza che si governa in nome dell’interesse pubblico, non dell’Eni o di altre società”.
A dare concretezza alla battaglia sugli extraprofitti è un aneddoto personale. “Sono un fruitore di mezzi pubblici, prendo il trenino Ostia-Roma per andare in Parlamento. A marzo dell’anno scorso mi ha fermato un signore di 85 anni: voleva farmi vedere le sue bollette, ed era così desideroso di parlarmi che ha preso il trenino con me. Mi ha detto: non sono più in condizione di pagarle. Poi mi ha mostrato la foto di sua moglie, 85 anni come lui: in casa stavano con il cappotto e il cappello di lana, non accendevano più i riscaldamenti. Sono le famiglie in povertà energetica. Possiamo permettere che anziani e famiglie non possano usare l’energia mentre le società energetiche fanno 80 miliardi di profitti? Io penso che sia ingiusto: chi ha accumulato tanti profitti dovrebbe pagare. Nel governo Meloni invece litigano. Stasera arriva Tajani: qualcuno gli chieda perché dice di no alla restituzione di quei profitti alle famiglie più bisognose”.
E a chi gli ricorda che Salvini, dallo stesso palco, ha rilanciato la tassazione degli extraprofitti bancari, Bonelli risponde con una stoccata: “C’è una piccola, enorme differenza: lui è vicepremier di questo governo, io un parlamentare di opposizione. Nelle piazze dice che vuole la tassa, poi in Parlamento fa esattamente il contrario. È uno dei motivi per cui la Lega sta sparendo: la rivedremo al 4%, con problemi di sbarramento. La coerenza in politica è fondamentale. Non bastano i video come quelli della Meloni sulle accise: nel decreto carburanti ha usato 2,6 miliardi per tagliarle, prendendoli dai ministeri dei Trasporti e della Salute. Perché invece non fare un prezzo amministrato, che la Costituzione e anche l’Europa prevedono nei casi eccezionali e per breve durata? E cosa c’è di più eccezionale della guerra e della chiusura dello stretto di Hormuz che ha fatto schizzare il gas? Il punto è che non puoi fare il debole con i potenti e il forte con i deboli”.
Sul rapporto con gli alleati, Bonelli sottoscrive la sintesi del senatore Patuanelli – il centrodestra promette dieci cose e ne fa una, il centrosinistra ne fa nove e si lamenta per quella mancata – citando Nanni Moretti: “Come in ‘Bianca’: continuiamo così, continuiamo a farci del male. Chi fa politica non deve trincerarsi in una stanza di cristallo, deve imparare dagli errori del passato”. Quanto all’iter della coalizione, la risposta è netta: “Si fa prima il programma, poi si sceglie il premier o la premier. Anche perché la legge elettorale che questa maggioranza vuole far approvare è per noi incostituzionale nell’indicazione del premier: viola le prerogative del Capo dello Stato, e il centrosinistra deve sottrarsi a questa forzatura. Sono convinto che le prossime elezioni le vinceremo, se costruiremo un programma comprensibile che parli ai bisogni degli italiani”.
L’ultimo passaggio è dedicato alla politica estera. “Per noi è fondamentale la ricostruzione del diritto internazionale, ridare sovranità alle Nazioni Unite e alla Corte penale internazionale, bombardate dalla logica della supremazia militare con cui Putin, Netanyahu e Trump vogliono costruire un nuovo ordine geopolitico. Non ci rassegniamo al fatto che a Gaza ci sia un popolo dimenticato, con scuole e ospedali distrutti dalle bombe e tre milioni di profughi. Vorrei un’Italia che tirasse su la schiena, che non vada con il cappellino MAGA in mano al Board of Peace di Trump come ha fatto il ministro degli Esteri: quell’organismo è un insulto al diritto internazionale, vuole costruire una speculazione finanziaria e urbanistica su una Gaza che gronda del sangue del popolo palestinese, con resort, alberghi e un casinò. Un bambino palestinese ha il diritto di giocare come i nostri figli”. E cita un incontro d’altri tempi: “Ho conosciuto Giulio Andreotti nel 2005, in un ascensore del Senato: disse cose importanti sul rapporto con il Medio Oriente e sulla causa palestinese. Vorrei un’Italia che non si faccia dare la linea da Trump”.
Infine l’Ucraina: d’accordo con l’invio di generatori elettrici proposto dal governo (“figuriamoci, io sono d’accordo”), Bonelli va oltre: “Per sostenere la ricostruzione del territorio ucraino sono favorevole – e su questo il governo è in disaccordo – a utilizzare gli asset russi, perché c’è un problema di danni di guerra. Il mio giudizio sulla Russia non è mai cambiato: nel 2002 sono stato espulso da Mosca, dove ero andato a protestare per difendere i diritti delle comunità LGBT; mi hanno preso, portato via e timbrato il passaporto con un ‘refused’. Non ho mai cambiato idea. C’è qualcuno invece che, da ministro dello Sviluppo economico, è andato a San Pietroburgo – dopo l’invasione della Crimea, dopo l’uccisione della Politkovskaja – a dire: bene, continuiamo a fare accordi. Quello non ero io”. Il riferimento, neanche troppo velato, è a Carlo Calenda.


