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Lavoro
P.O.S.: solo un costo per i professionisti
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Il Point of Sale, meglio conosciuto come POS, è certamente solo uno dei mezzi di pagamento elettronici il cui sempre più massiccio utilizzo è parte imprescindibile dell’evoluzione dei mercati. I Consulenti del Lavoro, da sempre proiettati al futuro e alle innovazioni anche tecnologiche, non possono che essere favorevoli all’utilizzo di tutti gli strumenti che garantiscono legalità, tracciabilità e trasparenza nelle transazioni finanziarie, anche e soprattutto quando queste sono strettamente connesse alle proprie competenze professionali.

Certo è che “restiamo contrari ai nuovi costi che derivano per i professionisti dalla gestione di questo obbligo. In altri termini, deve essere creato un mercato che sia coerente con l’introduzione di questa nuova misura, altrimenti il risultato, più volte denunciato dai Consulenti del Lavoro, è che il sistema bancario ci guadagna e i professionisti ci rimettono”. È questa la posizione più volte ribadita dalla Presidente Nazionale Marina Calderone che, peraltro, vede concordi anche gli altri ordini professionali.

Intanto dallo scorso 1° gennaio 2016 non vi sono più limiti minimi per accettare, da parte di coloro che effettuano vendita di prodotti o prestazioni di servizi anche professionali, pagamenti effettuati attraverso carte di debito o di credito. Unico caso in cui risulterà possibile rifiutare la transazione - non l’installazione a parere di chi scrive - sarà la dimostrazione di una “oggettiva impossibilità tecnica”. Si tratta di un obbligo non ancora sanzionato, vista la mancata pubblicazione nel termine previsto del 1° febbraio 2016, da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze, di concerto con quello dello Sviluppo Economico e con la Banca d’Italia, del decreto attuativo che deve definire modalità, termini ed importi delle sanzioni.

Altro aspetto che il decreto dovrebbe definire, è il concetto di “oggettiva impossibilità tecnica” che è l’unico caso in cui potrà essere derogato l’obbligo di accettare pagamenti a mezzo POS, introdotto dalla lettera a) del c. 900 dell’articolo unico della legge n.208/2015, norma che ha modificato il c. 4 dell'articolo 15 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179. Oltre a definirne il concetto, si reputa che il decreto debba anche stabilire la temporaneità della “impossibilità” ed eventualmente disciplinare un termine per rimuoverla rendendo possibile l’utilizzo del POS. Appare di fatto chiaro che si tratta di una previsione residuale al pari di quanto previsto, ad esempio, per l’invio del modello UNIURG a mezzo fax nella procedura delle Comunicazioni Obbligatorie d’instaurazione, modificazione e cessazione dei rapporti di lavoro, ovvero nei casi di mancato funzionamento del registratore di cassa.

Il decreto attuativo dovrebbe intervenire, in materia di contenimento dei costi di gestione, assicurando l’applicazione del regolamento Ue n.751/2015, che punta proprio a ridurre le commissioni interbancarie sui pagamenti elettronici, prevedendone un tetto massimo dello 0,3% del valore dell’operazione per le carte di credito e dello 0,2% per i bancomat.

In sostanza, dopo l’emanazione del decreto, si dovrebbe avere contezza di ciò che costituisce illecito e, quindi, delle sanzioni amministrative, ma anche dei costi di gestione. L’ideale sarebbe rendere l’uso del POS gratuito, in considerazione del fatto che la contropartita di una chiara e trasparente gestione delle movimentazioni finanziarie, non può certo essere costituita dalle commissioni di utilizzo, bensì dal perseguimento di una maggiore educazione fiscale, con il conseguente pagamento delle imposte da parte di tutti e, come tale, il costo deve rimanere a carico dello Stato. .

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