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Davide Mosca racconta una spedizione avventurosa e disperata

Davide Mosca racconta una spedizione avventurosa e disperata
Davide Mosca Rizzoli
IL ROMANZO STORICO/ Ne “Il crociato infedele – 1099. L’assedio di Gerusalemme” (Rizzoli, nella nuova collana “I signori della guerra”) Davide Mosca racconta l’incredibile storia di un manipolo di crociati pronti a sacrificare la gioventù per conquistare Gerusalemme e la gloria – LEGGI UN ESTRATTO

Caffaro e Guglielmo sono amici d’infanzia. Il primo, furbo e spensierato, ha tutte le doti dell’abile mercante; il secondo è forte, silenzioso e protettivo verso l’altro che, con la sua parlantina, rischia sempre di mettersi nei guai. Nel 1099, decidono di unirsi alla crociata per liberare Gerusalemme e il mare che la separa dalla loro amata Genova. Come sempre, è il “gigante” Guglielmo a decidere e il folle Caffaro ad assecondarlo. I due reclutano uomini, si procurano navi, e partono per Giaffa.

LA NUOVA COLLANA RIZZOLI

Condottieri, politici, soldati audaci e spregiudicati mossi da una inarrestabile sete di potere: sono “I signori della guerra”, le anime nere della storia d’Italia in una nuova serie per Rizzoli Max, inaugurata da questo romanzo e da Il Gran Diavolo di Sacha Naspini.

Al momento dello sbarco stringono alleanza con cavalieri franchi, tedeschi, provenzali e normanni. Caffaro conosce intanto Adelaide, una donna che gli offre il suo aiuto ingaggiando mani utili, se non proprio forti, tra i pellegrini, e finisce per innamorarsene. Con i loro modi scaltri e lasciando da parte pregiudizi e rivalità, i genovesi riusciranno a conquistare Gerusalemme. Torneranno in patria ricchi e da eroi, consci però di aver lasciato per sempre in Terrasanta una cosa: la loro gioventù.

L’AUTORE – DAVIDE MOSCA (Savona, 1979) è autore di diversi romanzi storici, tra i quali, pubblicati da Newton Compton, i bestseller Il profanatore di biblioteche proibite (2012) e La cripta dei libri profetici (2013).

LEGGI SU AFFARI ITALIANI UN ESTRATTO
(per gentile concessione dell’editore)

Guglielmo era convinto che una persona non è niente, ma due sono una città. E che due uomini grandi possono mettere in piedi una grande città. Avevo sentito parlare di Romolo e Remo? Io avevo altre idee, decisamente meno eroiche, ma poiché lì a Genova non facevo altro che perdere la guerra cittadina, non vedevo perché non sarei potuto andare altrove per perderne un’altra. Almeno avrei visto terre nuove. E per giunta sante. Lui disse che si sarebbe occupato di reclutare gli uomini, perché era una questione di cuore, e a me affidò il compito di liquidare la sua parte di eredità paterna per racimolare i soldi necessari ad armare una nave, perché era una questione di soldi, ed io parlavo meglio quella lingua. Non mi domandò nulla, se non di accompagnarlo, ma quando si parte per quel genere di viaggio non bisogna lasciarsi niente dietro e così anch’io liquidai la quota che mi spettava di patrimonio familiare. Con alcune operazioni azzardate riuscii a raggranellare i mezzi per allestire non una, ma due galee. D’altra parte, con la guerra d’oltremare che volgeva al peggio, aumentando la minaccia di nuovi attacchi della pirateria saracena, i prezzi delle galee erano scesi parecchio negli ultimi tempi. Il mare non era precisamente il più sicuro degli investimenti. La prima nave la comprai da Ugo di Piazzalunga, un mercante che per anni aveva commerciato in aromi e spezie per produrre farmaci e profumi. Gli aromi arrivavano dall’Oriente via carovana fino ai porti del Libano e della Siria, dove Ugo li acquistava in cambio dei tessuti nordici che si procurava all’annuale fiera di Asti. Una catena lunga dai mari del Nord fino alle steppe asiatiche, e altrettanto lucrosa, che però era stata recentemente troncata. L’espansione dei turchi oltremare, con la conseguente cacciata di bizantini e arabi dai porti mediorientali, aveva infatti deviato il traffico carovaniero e messo la parola fine alla decennale attività di Ugo di Piazzalunga. La parola successiva con cui aveva avuto a che fare era debito, la prossima sarebbe stata fallimento. Termini indigesti per ogni genovese che si rispetti. Ugo era troppo avanti negli anni per cercare nuove rotte, e in ogni caso si era messo da parte un discreto gruzzolo. I figli, inoltre, avevano preferito investire i frutti delle avite imprese marinaresche nella terra. «Tu non mi chiedi di venderti la mia nave, ma di regalartela in cambio di un piccolo dono» mi accusò con veemenza Ugo. «Allora tienitela pure e portala sui campi comprati dai tuoi figli. Sono sicuro che farà la sua figura, a navigare sulle zolle.» Alla fine, dopo avermi maledetto e insultato come se gli stessi portando via un polmone, mi vendette la galea a un quarto del suo effettivo valore pur di liberarsene. «Patirò la fame a causa tua» mi rimproverò. «Il digiuno allunga l’esistenza.» «Niente come le privazioni l’accorciano. Mi hai tolto cinque anni di vita.» «E non sei contento? Così sarai in paradiso prima del tempo.»

(continua in libreria)