di Editor Insider
(l’autrice lavora da tanti anni nelle case editrici, mondo che racconta dall’interno con la garanzia dell’anonimato)
Italia, paese di santi, poeti e navigatori, sì, ma non informatici di certo, sarebbe infatti proprio la scarsa alfabetizzazione informatica l’ostacolo principale a una maggiore diffusione dell’e-book nel nostro paese. E nonostante tutto, dati Istat alla mano, il mercato del libro segna un -8,4% mentre il consumo dei prodotti digitali sta lentamente, ma inesorabilmente, guadagnando terreno conquistandosi una quota che va tra l’1,8% e il 2,1% del mercato trade (esclusi quindi i contenuti scolastici). Ma il dato più significativo è che, dati AIE, il 25% dei lettori di e-book hanno letto solo e-book e il 9,4% di chi dichiara di non comprare abitualmente libri hanno scaricato o letto libri on line.
Questi dati sono un chiaro segnale che il mercato dell’e-book dev’essere interpretato come un’opportunità e non come una minaccia. Ma i nostri editori faticano ad avere questa visione, ne è la testimonianza la scarsa offerta di titoli e-book che rappresenta l’8,3% di cui l’86,3% di grandi editori. I piccoli, forse più romantici e meno attenti al business, fanno fatica a mettersi al passo con questa rivoluzione digitale in atto che invece poteva rappresentare l’occasione adatta per sfruttare tutti i vantaggi propri delle piccole realtà, come ad esempio la rapidità d’azione, la snellezza procedurale, il tutto con il valore aggiunto che la creazione e la diffusione degli ebook ha dei costi molto bassi, nulla in confronto alle cifre per la produzione e messa in commercio dei libri tradizionali. Anche perché, a volerla dire tutta, un romanzo pubblicato da un piccolo editore, magari pure di un esordiente, viene raramente preso in considerazione dai media quindi la ricaduta per un probabile, ma assolutamente non scontato, passaparola che si dovrebbe tradurre in vendita è davvero bassa. Tanto vale dimezzare, e anche più, gli investimenti iniziali e gareggiare, quasi, alla pari in un mercato virtuale in cui i colossi non possono comprarsi le vetrine delle librerie, gli scaffali interi, i posti per le pile davanti alle casse, lasciando a chi non investe nella promozione il famoso posto di taglio nello scaffale in fondo. Nella rete, si sa, vige una sorta di egualitarismo e sistema meritocratico in cui la visibilità te la danno i lettori, se te la meriti, a prescindere da chi sei stato pubblicato.
E mentre i piccoli stanno ad aspettare sulla sponda del fiume, Giunti pensa bene di stringere un accordo col colosso dell’e-commerce Amazon con l’intento di coniugare sempre più e meglio il mondo editoriale tradizionale con quello virtuale, le librerie classiche con l’e-commerce. Entro l’estate infatti nella catena Giunti si potranno acquistare i Kindle e verrà anche realizzato un portale online da cui si potranno acquistare tutti i loro prodotti, ma la spedizione verrà gestita da Amazon. L’esperimento decisamente più innovativo però lo sta proponendo l’editore Laterza, che entro giugno lancerà la nuova piattaforma Lea (Libri e altro), puntando su una nuova visione del libro. Infatti, dopo il successo dei film, delle serie televisive e della musica in streaming, hanno pensato di provarci anche coi libri. L’editore metterà a disposizione dell’utente che sottoscriverà l’abbonamento 300 testi liberamente accessibili in streaming, con ulteriori 30 novità all’anno. Ci saranno anche contenuti extra di cui potrà usufruire l’abbonato, ad esempio colonne sonore ad hoc come sottofondo alla lettura. Insomma, la rivoluzione è in atto e come in tutte le fasi di transizione chi sarà svelto ad adattarsi ai cambiamenti potrà godere dei risultati, quali saranno, lo staremo a vedere…
