di Editor Insider
(l’autrice lavora da anni nelle case editrici, mondo che racconta dall’interno con la garanzia dell’anonimato)
Abbiamo da poco festeggiato i 25 anni dal crollo del Muro di Berlino, un anniversario che ha riacceso i riflettori su uno dei più misteriosi episodi della Guerra Fredda.
Nessuno è riuscito ancora a dare una spiegazione plausibile al fatto che la Germania dell’Est, baluardo dell’Unione sovietica, di punto in bianco si sia piegata.
Ma soprattutto, gli ostinati giornalisti di allora, che ruolo hanno avuto?
Secondo il nuovo libro della storica Mary Sarotte “Il crollo: l’apertura accidentale del Muro di Berlino” (“The Collapse: The Accidental Opening of the Berlin Wall”, non ancora pubblicato in Italia) il regime della Germania orientale aveva già pianificato il massacro dei manifestanti che a Lipsia si stavano battendo pacificamente per la riunificazione della Germania, ma all’ultimo momento decisero di ritirarsi e di non intervenire più. La Germania Orientale cercò invece di placare le masse agitate nelle strade allentando le così odiate restrizioni dello stato sui viaggi all’estero.
Ma durante una conferenza stampa, un alto funzionario del Partito Comunista, Günter Schabowski, fece confusion sull’annuncio di una regolamentazione dei viaggi più permissiva. Non essendo abituato a essere messo sotto torchio dalla stampa non sottoposta alla censura, non fu in grado di gestire le domande a raffica dei giornalisti stranieri e fece intendere, erroneamente, che il muro era crollato.
Subito si scatenò il caos ai valichi di frontiera di Berlino, dove folle di tedeschi dell’Est premevano contro le guardie, che erano confuse tanto quanto gli altri, perché aprissero i cancelli. Mary Sarotte dice che di fronte a una pacifia rivolta interna, un regime totalitario perde il coraggio e l’autorità.
Questa famosa conferenza stampa è passata alla storia come un raro caso in cui i giornalisti non solo sono stati testimoni della storia, ma hanno contribuito a cambiarla.
Infuria ancora la polemica su chi ha avuto il merito di confondere l’officiale Schabowski e, di conseguenza, di aiutare a buttare giù il Muro.
Di solito vengono menzionati due giornalisti, Riccardo Ehrman dell’Agenzia italiana ANSA e Petre Brinkmann del Bild, tabloid della Germania dell’Ovest.
Ma i filmati di repertorio mostrano che Krzysztof Janowski, un rifugiato politico polacco che lavorava per Voice of America, ha contribuito a confondere l’alto funzionario Tedesco.
Un quarto giornalista che non si vede nei filmati, ha chiesto da quando avrebbe avuto effetto il diritto di viaggiare, inducendo Schabowski a fare la sua clamorosa gaffe: “Che io sappia… da ora. Senza proroghe”.
Un giornalista e imprenditore Tedesco, Ralph T. Niemeyerv, afferma di essere questo quarto intervistatore. Ma non sono state ancora trovate sufficienti prove che avvalorino la sua tesi.
Infine ci fu l’inglese Daniel Johnson, del Daily Telegraph, che chiese che conseguenze avrebbe avuto la notizia esplosiva di Schabowski sul Muro di Berlino. L’officiale a quel punto balbettò. La vera risposta, come scrive la Sarotte, venne dalle strade, dove si riversarono i Berlinesi dell’Est che divennero i veri eroi.
(tratto da “Did Journalists’ Questions Topple the Berlin Wall?” di Marcus Walker, The Wall Street Journal, 7/11/2014)
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