È un’opera estrema, che usa al limite gli strumenti del narratore, questo nuovo romanzo di Simona Baldelli. Storia alle prese con una materia delicata: l’infanzia. E se è vero che c’è un’età dell’oro – spazio e tempo in cui, di solito, i bambini avvicinano il mondo: universo di persone e sentimenti, aspettative e sogni, in cui le paure diventano sicurezze – è vero pure che esistono anche i buchi neri – bui di cattiveria e di malvagità – a segnare e ferire il percorso di molti piccoli.
Il nuovo protagonista dell’autrice – che, solo molto tardi, nella narrazione, scopriremo ha nome Mr. Giovedì – si chiama come un bambino ma ha un corpo da adulto. Ha attraversato un passato lento, così lento che non è ancora finito, tanto da non diventare grande mai. È, insomma, uno strano-adulto-bambino, Mr. Giovedì, che, però, ha imparato a dominarlo, il tempo. L’ha tagliato, sminuzzato, pesato e stimato. Aggiusta e ricostruisce orologi, chiuso in una grande casa dove memorie e presenze della sua oscura età dell’oro lo inseguono. Mr. Giovedì ha ancora paura del buio e conosce il significato della parola dolore. E poi c’è la Regina, che è ancora piccola, anche se vorrebbe sembrare più grande. E lei, invece, vorrebbe che il tempo corresse veloce. Noi non sappiamo se la Regina ha abitato uno spazio amorevole oppure no. Un giorno, però, i due si incontrano, fuori dal tempo che noi conosciamo, diverso da quello che abbiamo imparato a sezionare in ore, minuti e secondi. Un tempo che ha alternanze diverse e uniche. È Il tempo bambino. L’infanzia negata e quella sognata. L’elemento fantastico e surreale come chiave della narrazione.

