di Alessandra Peluso
“Un romanzo sulla ricerca della felicità. Una cura meravigliosa per questi tempi grigi” così è stato definito da “Le Figaro”: “L’Atelier dei miracoli” tradotto dal francese “L’Atelier des miracles” di Valérie Tong Cuong. È un libro magico nel quale si acquista consapevolezza di quanto siano importanti gli incontri, i rapporti umani, e quanto la nostra vita debba essere considerata fondamentale e unica.
Vivere è il comandamento di Valérie Tong Cuong, ma soprattutto prendere consapevolezza della propria vita e cercare di farne un tesoro proprio come accade ai protagonisti Mariette, Millie e Mike. Due donne ed un uomo ai quali sembrava tutto stesse finendo in un abisso senza fondo, finché un benefattore Jean li aiuta ospitandoli nel “L’Atelier dei miracoli”.
Come un grande laboratorio si accolgono e lavorano le personalità distrutte di persone sole, abbandonate, vittime e carnefici di se stesse. Sembra il luogo ideale per rifuggire da un’esistenza sbagliata, perché una persona possa essere aiutata a cucire e confezionare un nuovo abito della vita, il proprio e non quello voluto dagli altri.
Per scoprire di cosa si tratti “L’Atelier dei miracoli” è necessario leggere il bellissimo e coinvolgente romanzo di Valérie Tong Cuong. Scoprire che la felicità è a portata di mano e basta uscire, cercare, incontrare per vedere le possibilità che ognuno può avere e comprendere anche come la persona buona, generosa che ti tende la mano, allo stesso tempo può servirsi di te, manipolarti. Perché così è la vita: bene e male, spesso difficili da distinguere.
Mariette è una dei tre personaggi descritti nella storia che non sopporta più di avere un marito dittatore, che la maltratta, la disprezza, dei figli indifferenti, il ruolo di un’insegnante non più autorevole fino a che trova al momento giusto la sua salvezza, o meglio chi la illumina nel trovarla in se stessa.
È commovente leggere questo libro, è tutto raccontato con amorevole attenzione, con sorprendente chiarezza dall’autrice la quale offre uno strumento possibile per risollevarsi.
«Lo sa che le persone sole muoiono prima? Muoiono perché non hanno scambi con nessuno. Muoiono a furia di non dire niente. Non chiedono nulla e non ottengono nulla, e quindi muoiono, non c’è niente da fare. (pp. 100-101)». Sono le parole che pronuncia Jean a Millie, proponendole di aiutarla.
“L’Atelier dei miracoli” dona speranza, vuole essere il miracolo per la vita stessa, si legge infatti: «Prendere la mano di colui che non te la tende, forzare il destino, offrire uno specchio magico che mostri a coloro che sono accecati dalla sofferenza quello che hanno di bello e di grande. (…) Sapere fino a che punto arrivare, rispettando il proprio impegno e la propria coscienza» (p. 212) e andare incontro agli altri incontrando paradossalmente se stesso. Questa è la vera scoperta del romanzo e dei suoi protagonisti.
Valérie Tong Cuong dimostra di parlare bene e delicatamente dei problemi, dei drammi che possono logorare una vita, tante vite, e affronta un tema forte oggi giorno quello dei centri di salute mentale per i quali si parla poco e spesso nulla si sa di questi luoghi a volte fantastici, fiabeschi, salvifici altre distruttivi, simulatori di vite consumate nella tetra solitudine.
“L’Atelier dei miracoli” è un inno agli incontri che danno la forza di risollevarsi, è un aiuto ad essere ognuno di noi artefice del proprio miracolo, è come si legge nell’importante rivista francese “Page des Libraires” è un romanzo toccante, un piacere, una lezione di vita dalla quale non si può che uscirne cresciuti e la scrittrice ha l’arte di vedere la bellezza, la luce nel buio, rende manifesta la solidarietà e la riflessione.


