di Editor Insider
(l’autrice lavora da anni nelle case editrici, mondo che racconta dall’interno con la garanzia dell’anonimato)
I bambini, si sa, sono la speranza dei popoli, l’energia in cui investire in termini di tempo e denaro per crescere una generazione in grado di traghettare la società in un futuro più evoluto, civile e meritocratico. Alla base di un’evoluzione civica strutturale c’è una coscienza culturale fortemente definita, madre di libertà e pari opportunità. Questa speranza, è chiaro, va riposta nelle nostre radici, che sono i bambini.
Che la lettura procuri dei benefici psicofisici in tal senso ormai è provato: come l’aumento della capacità di entrare in empatia con gli altri, il miglioramento delle doti comunicative scritte e orali, l’aumento della memoria e della concentrazione (Center for Reading and Language Research of Tufts University).
L’agenzia National Endowemwnt for the Arts ha dimostrato, inoltre, che chi legge è molto più propenso a votare, partecipare a eventi culturali, impegnarsi in attività di volontariato ed è anche più predisposto a fare esercizio fisico.
In Italia, anche quest’anno il segmento bambini si conferma come unico baluardo contro un continuo trend negativo; i segni positivi nel mercato dei libri per ragazzi riguardano sia le copie vendute (+3,3%) sia il fatturato (+3,1%) e lo stesso Marco Polillo, presidente dell’Aie, accende i riflettori sulle famiglie con bambini che credono nel valore della lettura, auspicando che questa generazione che sta crescendo potrà invertire una tendenza ormai costantemente in negativo.
Chi legge, inoltre, visita i musei, va a teatro e al cinema. Uno spiraglio di ottimismo emerso dall’ultimo report dell’Istat sulla Produzione e la Lettura dei libri in Italia.
Se si va ad analizzare un po’ più da vicino questi dati balza all’occhio che un bambino di 8 anni legge più di un uomo di 30; infatti i lettori “forti”, vale a dire chi legge più di 12 libri in un anno, dai 6 ai 10 anni, superano in percentuale quelli della fascia dai 25 ai 34.
Altro dato allarmante: dopo l’apice che si raggiunge nella fascia in cui si legge di più in assoluto, tra gli 11 e i 14 anni, gli uomini diminuiscono drasticamente scendendo sotto il 50% (e non risalendo più), ma anche le donne cominciano a leggere meno a partire dai vent’anni.
Appare chiaro che i ragazzi, una volta lasciata la scuola, perdono o comunque ridimensionano la buona abitudine di leggere. A questo punto, i motivi principali su cui si può e si deve intervenire sono principalmente 3: mancanza di politiche scolastiche e di educazione alla lettura; mancanza di cultura dovuto al contesto familiare e ambientale in cui si vive; e il terzo è un motivo economico, dovuto a insufficienti politiche pubbliche di incentivazione all’acquisto dei libri, vale a dire sgravi fiscali e bonus. In quest’ordine gli operatori del settore hanno individuato le motivazioni al costante calo di vendite.
Volendo intervenire rapidamente e con tutta l’urgenza del caso viene spontaneo coinvolgere in prima battuta l’ambiente scolastico che è da sempre la culla in cui il bambino, volente o nolente, assorbe le prime nozioni, impara a relazionarsi, acquisisce e condivide la sua prima visione degli altri e del mondo.
A un approccio superficiale con le nuove generazioni emerge che ciò che forse allontana maggiormente i ragazzi dal mondo della lettura è la progressiva incomunicabilità fra i due mondi, il distacco generazionale che vede i ragazzi proiettarsi in una società in cui il libro e gli scrittori sono visti come qualcosa di arcaico e quasi anacronistico. La chiave di volta può essere proprio quella di trovare una connessione tra i due mondi, avvicinarli e fare entrare i protagonisti dell’uno dentro l’altro e viceversa.
Ci sono diverse esperienze di scuole che ospitano ciclicamente scrittori giovani, mettendo in contatto alunni e autore, dando quindi la possibilità di dare un volto alla mano invisibile, non limitandosi ad asettiche presentazioni dalla cattedra, ma coinvolgendo i ragazzi nel dietro le quinte di un romanzo, di una vita, di una storia, permettendo loro anche di identificarsi, e chissà, rischiando persino di farli appassionare.
