La proposta di un cambio di paradigma contabile, non una misura economica
Elon Musk ha recentemente annunciato su X che l’anno prossimo darà una delle sue azioni SpaceX a ogni bambino americano: circa 72 milioni di minori, un controvalore stimato intorno ai 10,5 miliardi di dollari, «la prima di molte». Poche settimane prima la presidente di SpaceX Gwynne Shotwell aveva promesso azioni ad oltre due milioni di bambini attraverso i Trump Accounts, il programma federale di conti per minori. Il dibattito internazionale ha un nome per questo: capitale di base universale — distribuire capitale, non reddito.
Nove mesi prima di quell’annuncio, il 19 gennaio 2026, il modello di Lorenzo Vanni, imprenditore esparto di economia, veniva depositato in SIAE, e la data è indicata nelle prime pagine del volume; il suo libro – IL» MA®X-CAPITALISMO – Il N-“Uovo” Mondo (Frascati Anastasia Editore, prefazione del politico Marco Rizzo) – era uscito il 1° settembre. Il modello era stato fatto avere in anticipo ai riferimenti italiani dell’imprenditore americano. Da qui la domanda che l’autore pone, e che il lettore è libero di valutare. “Chissà se Musk ha preso spunto dal mio testo visto che lo avevo fatto avere ad Andrea Stroppa, il suo uomo in Italia e speriamo l’abbia letto. Mi piacerebbe molto incontrarlo visto che abbiamo un progetto simile per aiutare i neonati, i giovani e le loro famiglie”, si interroga ora Lorenzo Vanni. “Se così fosse Musk in qualche modo ha validato il mio progetto, un modello italiano di capitale di base universale”, aggiunge.
Intanto, il 21 ottobre, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha dichiarato che «la società non può rivolgersi ai giovani con un atteggiamento di indifferenza o, peggio, di meschina sottovalutazione», definendo i giovani «una grande questione sociale». Negli stessi giorni l’Italia attraversa la più ampia stagione di mobilitazione giovanile degli ultimi anni, con occupazioni scolastiche iniziate il 5 ottobre e centinaia di migliaia di studenti in piazza. La disoccupazione giovanile è al 20,3%.
L’intervista
Il modello era depositato a gennaio, il libro è uscito a settembre, e pochi giorni fa Musk annuncia le azioni nei confronti dei bambini americani. Crede che ci sia un collegamento?
«L’annuncio di Musk e il mio modello convergono sullo stesso principio, e su quella convergenza vorrei un confronto: ora chiederò un incontro ad Andrea Stroppa, il referente italiano di Elon Musk, per valutare se ci possano essere convergenze o interessi sul progetto da parte sua e dell’imprenditore americano. Registro con grande entusiasmo che la direzione di marcia è la stessa: qui in Italia è stata percorsa con mesi di anticipo e in forma di architettura compiuta — il modello era depositato in Siae il 19 gennaio 2026, nove mesi prima dell’annuncio — negli Stati Uniti con un annuncio ancora privo di dettagli operativi. Non posso affermare che ci sia un nesso. Il dibattito internazionale ha un nome per questo: capitale di base universale. Il mio libro ne propone la variante più strutturata».
Da che presupposto parte il suo saggio?
«Ogni neonato viene iscritto all’anagrafe con una quota pro capite di debito pubblico. Nessun bilancio pubblico iscrive, accanto alla passività, il valore del capitale umano che quel neonato rappresenta. Il saggio definisce questo squilibrio un falso in bilancio morale. La ragioneria è una scienza esatta, la partita doppia non ammette bilanci monchi: a ogni Dare deve corrispondere un Avere. Misuriamo con precisione il debito. Quanto sappiamo misurare il patrimonio umano futuro? Non è una mia intuizione: è una tesi di Gary S. Becker, Premio Nobel per l’Economia 1992. In un intervento su Apulia del settembre 2005 — già formulato in un paper per la Banca Mondiale del marzo 1995 — Becker scrive che negli Stati Uniti e nelle altre società avanzate il capitale umano, tra istruzione, formazione e salute, rappresenterebbe l’80 per cento della ricchezza totale del Paese, e aggiunge che un Paese che trascura il capitale umano lo fa a suo rischio e pericolo. L’Italia è una società avanzata. Se l’80% della ricchezza di una nazione è capitale umano, e nessun bilancio pubblico iscrive quella posta, allora dai conti pubblici manca la parte più grande della ricchezza nazionale»
Come funziona il meccanismo?
«Musk trasferisce un titolo già esistente e già quotato, con un valore di mercato osservabile: l’azione vale quel che vale, e chi la riceve diventa azionista di SpaceX. Il libro propone, invece, di spacchettare su blockchain i codici fiscali dei giovani da 0 a 30 anni in unità patrimoniali da 1 euro nominale ciascuna, dichiarate inalienabili, sistemiche, non trasferibili e non negoziabili — quindi senza mercato, in quanto riserva aurea intoccabile del Paese. La somma delle unità costituisce una riserva patrimoniale sistemica che il libro definisce intoccabile, ad oggi non iscritta in alcun bilancio pubblico. Il valore negoziabile nasce dai progetti che i giovani creeranno nelle scuole e nelle università, anche attraverso lo sviluppo dell’AI nativa ITAL-IA, loro mentore e assistente: non dall’identità del giovane. La quota che eccede il nominale di 1 euro è la parte scambiabile, il cui strumento — una lira italiana tokenizzata — indico come oggetto di progetto e di autorizzazione, non come strumento già operativo.»
E come vengono distribuiti i ritorni?
«Il modello stabilisce come i ricavi generati dai progetti vengono divisi. Il soggetto che li incassa — una partecipata pubblico-privata che il libro chiama Bene-Essere Italia — protegge la proprietà intellettuale dei ragazzi, porta i progetti al mercato, valida i contratti e redistribuisce. Le quote sono presentate come ipotesi da validare e regolamentare, non come assetti definiti. La ripartizione prevista destina il 20 per cento a tutti i giovani — non soltanto a chi ha realizzato il progetto — e un altro 20 per cento a chi lo ha prodotto, tra team e team leader. Il 27 per cento va allo Stato e alla partecipata, il 27 per cento al mercato e agli investitori, il restante 6 per cento a docenti, tutor, università e struttura del sistema. È il punto in cui il modello si distingue dalla semplice distribuzione di titoli: non assegna a ciascuno una quota uguale e fissa, ma mette in circolo il valore prodotto e ne restituisce una parte anche a chi non ha partecipato al singolo progetto. Il giovane non affronta il mercato da solo ma insieme a diciotto milioni di giovani.»
Un’operazione così richiede autorizzazioni. Ne siete consapevoli?
«Sì, ed è il punto che il libro pone per primo. Una pagina conclusiva elenca cinque domini in cui il modello deve essere approfondito, modellizzato e validato: economia, diritto, finanza, tecnologia, istituzioni. La tokenizzazione in serie, lo strumento di scambio del surplus, il soggetto partecipato e il raccordo con le istituzioni pubbliche sono indicati come passaggi da costruire. Le quote di riparto sono presentate come ipotesi da validare e regolamentare. Il libro non chiede di essere creduto: chiede competenza.»
Leonardo, SOGEI, il supercomputing pubblico sono partner del progetto?
«No. Nel materiale di presentazione compaiono sotto la dicitura “infrastruttura da studiare”: sono indicati come terreno di confronto e come possibile interlocuzione istituzionale, non come dotazioni acquisite o accordi in essere. Nessuna delle società o amministrazioni
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