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Libri & Editori
ElisabettaSgarbiBompiani
di Antonio Prudenzano
su Twitter: @PrudenzanoAnton

L'ARCHIVIO

Scrittori, editori, editor, interviste, recensioni, librerie, e-book, curiosità, retroscena, numeri, anticipazioni... Su Affaritaliani.it tutto (e prima) sull'editoria libraria

La Verità sul caso Harry Quebert

Nonostante il generale calo delle vendite, il 2013 finora è stato un anno positivo per la Bompiani, la casa editrice del gruppo Rcs Libri guidata da Elisabetta Sgarbi. E il merito è soprattutto del fenomeno editoriale degli ultimi mesi, “La Verità sul caso Harry Quebert” dello svizzero Joel Dicker. Si tratta, tra l’altro, di un romanzo acquisito dalla stessa Sgarbi ben prima che se ne iniziasse a parlare alla Fiera di Francoforte, e quindi per una cifra piuttosto bassa (circa 8mila euro). Un gran colpo, di quelli che cambiano l’annata. E mentre è appena tornato nelle nostre librerie un altro autore Bompiani amato in Italia, Jonas Jonasson, (con “L' Analfabeta che sapeva contare”), Affaritaliani.it ha parlato con il direttore editoriale della Bompiani del presente e del futuro della sua casa editrice. Prima, però, le abbiamo chiesto di “Masterpiece”, il primo talent tv per aspiranti scrittori, in onda in seconda serata su Rai3 da domenica 17 novembre.

Elisabetta Sgarbi, cosa l’ha spinta a credere in quest’avventura e a correre il rischio di pubblicare il libro del vincitore del programma?
“Anzitutto è una scommessa. E io amo le scommesse, sono oltretutto connaturate al mio lavoro. E poi, pubblicare un esordiente, che viene da una selezione di 5mila partecipanti, e poi dalla autorevolissima selezione di tre scrittori come De Carlo, Selasi e De Cataldo, mi sembra sia una garanzia di buona qualità".

Il libro del vincitore avrà una prima tiratura di ben 100mila copie e sarà presentato al Salone di Torino 2014...
"La tiratura - tenendo presente che comprende anche l'edicola (in abbinamento al Corriere della Sera) e non solo la libreria - è un fatto che, al momento mi preoccupa meno e, peraltro, non dimentichiamolo, dipende molto dalla fiducia dei librai in questo progetto e da come la trasmissione saprà raccontare il romanzo e la sua elaborazione".

E cosa la preoccupa?
"Al momento, più che la tiratura, mi interessa molto la sfida che ci siamo tutti assunti, dai giudici, all'editore, a Freemantle Media, alla Rai:  trovare una nuova voce nella narrativa, e non l'ennesimo personaggio, una voce che sappia raccontare storie”.

MasterpieceI giudici di Masterpiece
Giancarlo De Cataldo,
Taiye Selasi e Andrea De Carlo

Andrea De Carlo  (storico autore Bompiani, che sarà uno dei tre giudici di “Masterpiece” con Giancarlo De Cataldo e Taiye Selasi - mentre il direttore editoriale di Isbn edizioni Massimo Coppola sarà il "coach"),  intervistato nelle scorse settimane da Affaritaliani.it ha ammesso di essere consapevole che non sarà facile "raccontare attraverso la televisione un atto soprattutto interiore come la scrittura". Ovviamente, il programma, già prima di cominciare, sta dividendo gli addetti ai lavori: perché seconde lei “Masterpiece” non sarà un flop?
“E' giusto che la trasmissione divida, mi stupirebbe trovare l'unanimità. Andrea, con cui c'è un continuo confronto su questo tema, è l'esempio perfetto di quello che dicevo. E' uno scrittore di soli romanzi, non ha mai tradito la narrativa pura, è sempre stato abbastanza in disparte dai circoli letterari e ha sempre lavorato in assoluta autonomia e solitudine. E peraltro sempre con grande successo, affezionando nuovi lettori e non perdendo i suoi lettori storici. Ecco, il fatto che lui, pur sapendo come e quanto il terreno televisivo sia scivoloso per la letteratura, abbia voluto partecipare, mi sembra significativo di quanto creda nel progetto. Ho constatato che gli autori si stanno impegnando fortemente, quindi confido che sarà un programma forte. Lo stesso Vianello, Direttore di Rai3 ha creduto molto in questo progetto, sin dall’inizio, pensando anche di avvicinare alla lettura chi normalmente non lo fa, attraverso la televisione. Personalmente - ma è l'opinione di un non addetto ai lavori, riguardo la televisione - ritengo che il programma avrà tanto più successo quanto più saprà rendersi innovativo e critico rispetto ai cliché del talent show. Quanto più saprà tenere conto della specificità del 'romanzo', pur dentro la forma del talent. E’ un rapporto difficile, ma è un rischio che va corso”.

A proposito, in estate si era parlato anche di una sua presenza in veste di giudice. C’è stata davvero questa possibilità?
“Sì, c'è stata, ma l'impegno nella trasmissione sarebbe stato davvero molto importante, e non mi sono sentita di intraprenderlo. Guidare una casa editrice come la Bompiani che, come lei ha ricordato, sta dando risultato eccellenti, seguire al meglio che si riesce gli autori, richiede dedizione continua”.

E veniamo quindi al 2013 della sua casa editrice, segnato dal bestseller del passaparola di Joel Dicker. Ad oggi, quanto ha venduto? A proposito, lei che ci ha creduto prima di tanti altri, come si spiega il successo de “La Verità sul caso Harry Quebert”?
“Siamo a oltre 400mila copie. Ma mi creda se le dico che questo straordinario risultato è solo la punta di un iceberg, in un anno dove molti libri Bompiani sono andati e stanno andando ben oltre le aspettative”.

Veniamo alla vostra narrativa italiana: è uscito da poco, ed è stato ben accolto dalla critica, “Il Padre infedele” di Antonio Scurati. Ed è appena arrivato in libreria anche “Il Dolore pazzo dell'amore” di Pietrangelo Buttafuoco. Guardando ai primi mesi del 2014, quali saranno i romanzi italiani su cui punterete?
“Ha citato due romanzi belli e importanti, di due scrittori diversi, ma che sentono entrambi il valore assoluto, direi etico, della scrittura. E' in arrivo, il 20 novembre, il nuovo romanzo di Antonio Pennacchi dopo Canale Mussolini, romanzo per molti versi sorprendente. A gennaio Susanna Tamaro darà la possibilità ai suoi lettori di leggere il mitico 'Illmitz', il suo romanzo d'esordio, inedito, di cui Claudio Magris ha scritto che è superiore, per forza poetica, a 'Va' dove ti porta il cuore'. E poi il nuovo romanzo di Giorgio Montefoschi, che torna alla Bompiani con cui vinse lo Strega, e lo fa col suo romanzo più moraviano, teso, vitale”.

In casa Bompiani nel 2014 arriveranno nuovi grandi autori?
“Ne cito uno, Mauro Covacich, che a settembre inizierà a pubblicare con noi. E' un autore di straordinaria ricchezza letteraria”.

Ha già in mente quale potrebbe essere il vostro Dicker dell’anno prossimo?
“Dicker non so. E’ una esperienza non semplice ripetere un successo del genere, dovuto peraltro a un buon publishing, ma anzitutto al passaparola. Confido molto in un romanzo d'esordio di un giovane svedese,  bestseller in patria, un romanzo umoristico, molto più simile al Centenario di Jonasson. Si intitola Ninja in ufficio. E' la storia di un pigro impiegato che, in odore di promozione, presentendo maggiore responsabilità e più lavoro, decide di 'scomparire', nascondendosi in ufficio, in uno scantinato. Di qui puo' iniziare la sua attività di sabotaggio. E' una satira molto divertente sulla vita di ufficio e sulla crisi economica. Ma spero di essere sorpresa da qualche successo imprevisto...”.

La crisi continua a condizionare l’intera filiera del libro, senza dimenticare l’impatto della rivoluzione digitale: è preoccupata per il futuro dell’editoria tradizionale?
“Non sono certamente preoccupata della rivoluzione digitale, che peraltro da noi non mi pare ancora pienamente iniziata. Mi preoccupa la mancanza di fiducia nel libro, cartaceo o elettronico che sia, che pure da oltre 500 anni ha dato buona prova di sè, come ripete spesso Umberto Eco. Per conquistarsi un po’ di fiducia, quanto bisogna sopravvivere?”.

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