Un esordio da favola, finito dentro un giallo editoriale forse persino più avvincente del romanzo. Call Me, I’ll Hide the Body, opera prima dello studente universitario Jerry Falade, aveva conquistato agenti, produttori cinematografici e quattordici case editrici, tutte pronte a contendersi quello che sembrava il nuovo caso letterario americano.
Alla fine l’aveva spuntata Minotaur Books, marchio del gruppo Macmillan, con un accordo per due libri da oltre due milioni di dollari. HarperCollins si era assicurata i diritti britannici, mentre l’uscita era stata programmata per il 2028. Una carriera fulminante: dal manoscritto inviato spontaneamente al contratto milionario, quasi senza il fastidioso passaggio intermedio delle librerie.
L’asta si trasforma in un’indagine
Poi, però, qualcuno ha cominciato a trovare sospetti il tono, il ritmo e alcuni passaggi del testo. L’agenzia Europa Content, che rappresentava Falade, aveva inizialmente accettato le sue rassicurazioni: nessun utilizzo dell’intelligenza artificiale, né durante la scrittura né nella revisione.
Dopo un incontro del 29 luglio, durante il quale alcuni elementi della ricostruzione fornita dallo scrittore sarebbero cambiati, l’agenzia ha deciso di interrompere il rapporto e ritirare il libro dal mercato. Non una prova definitiva, dunque, ma l’impossibilità di ricostruire con certezza come il manoscritto fosse arrivato dalla prima all’ultima pagina. Nel dubbio, l’editoria ha preferito nascondere non soltanto il corpo evocato dal titolo, ma anche il contratto.
Falade respinge le accuse
Lo scrittore nega di avere usato l’AI e sostiene che dietro i sospetti possa esserci anche un pregiudizio verso gli autori neri. Ricorda inoltre che il testo era passato davanti a lettori, agenti, redattori e responsabili editoriali senza che nessuno sollevasse inizialmente obiezioni. Il caso resta sospeso insieme al romanzo e apre una questione destinata a tormentare l’industria culturale: come si dimostra che una frase è stata davvero pensata, sofferta e stilata da un essere umano?
Una domanda legittima. Talmente legittima che, arrivati a questo punto, qualcuno potrebbe persino chiedersi chi abbia scritto l’articolo che state leggendo…

