La spesa al supermercato ora si può pagare a rate, come si fa normalmente per un’automobile o un grande elettrodomestico. Accade a Roma, dove una catena di ipermercati, in collaborazione con una società finanziaria, ha introdotto questa modalità di pagamento. La novità fa discutere, e la Cgil di Roma e del Lazio chiede al governo Meloni di intervenire per calmierare i prezzi.
Come funziona il sistema
Il meccanismo è semplice. Il cliente comunica in cassa di voler pagare in modo dilazionato, poi scansiona un codice QR con lo smartphone e sceglie tra tre opzioni: differire l’intero importo a 30 giorni senza costi aggiuntivi, dividere la somma in tre rate mensili a tasso zero, oppure optare per un finanziamento da 6 a 12 rate, quest’ultimo con un tasso di interesse. Il sistema, tecnicamente, potrebbe essere replicato anche fuori dalla capitale.
Secondo le ricostruzioni giornalistiche, si tratta del primo caso in Italia in cui un’insegna della grande distribuzione alimentare integra la soluzione direttamente alle casse, trasformando il carrello della spesa da acquisto immediato a credito dilazionato.
La Cgil contro la rateizzazione dei beni primari
Dura la reazione della Cgil di Roma e del Lazio. Il segretario generale Natale Di Cola attacca senza mezzi termini: «Ce la raccontano come libertà e comodità per la clientela, ma la verità è che si sta sfruttando la crisi delle persone per massimizzare ancora di più i profitti su beni primari e irrinunciabili. Questa è la misura della difficoltà che vivono le persone nel nostro Paese».
«Un tempo le rate servivano a comprare l’automobile o i grandi elettrodomestici, migliorando anche la qualità della vita delle persone. Era un fatto che consentiva di costruire un futuro migliore per la propria famiglia. Oggi servono per riempire il frigorifero, per comprare il pane, il latte, la pasta. È inaccettabile. Cos’altro deve accadere prima che il Governo e le istituzioni del territorio affrontino il caro vita?».
La ricetta del sindacato è chiara: «Bisogna calmierare i prezzi, accendere i fari sui rincari ingiustificati per combattere le speculazioni e serve, soprattutto, un’alternativa pubblica, perché è incredibile che l’accesso al cibo continui a essere esclusivamente nelle mani del mercato e del comportamento opportunistico della grande distribuzione».
Gli italiani e il credito: i dati Crif
La diffusione del credito al consumo è confermata dai dati della Crif, la centrale rischi di intermediazione finanziaria. Nel 2025 la quota di cittadini maggiorenni con un mutuo o un prestito attivo ha raggiunto il 61,4%, segnando un incremento del 3,8% rispetto all’anno precedente.
«Oggi più di sei italiani su dieci fanno ricorso al credito, mantenendo però grande attenzione alla sostenibilità della rata mensile, che rimane sostanzialmente stabile», dice Beatrice Rubini, direttore della linea Mister Credit di Crif. «Attualmente i mutui rappresentano il 23,7% dei finanziamenti attivi, mentre i prestiti personali pesano per il 29,5%. La forma più diffusa resta però il prestito finalizzato all’acquisto di beni e servizi – auto, moto, elettronica, elettrodomestici, arredamento, viaggi, ecc. – che arriva al 46,8% del totale».
Analizzando le principali categorie di spesa per cui si richiede credito, al primo posto ci sono gli interventi e gli acquisti legati alla casa (42,3%), seguiti dai mezzi di trasporto (30,3%) e da elettronica ed elettrodomestici (18,7%). Il fenomeno più dinamico resta quello delle dilazioni di pagamento di tipo “buy now, pay later” (BNPL), in forte espansione negli ultimi anni.

