Parola d’ordine: regionalizzare. La deludente trimestrale ha spinto McDonald’s a individuare una priorità assoluta:, lungo una direttrice già intrapresa dal gruppo: i prodotti dovranno variare in base alle tradizioni e alle abitudini del mercato nel quale vendono proposti. In altre parole: dovranno adattarsi ai gusti dei clienti.
Un nuovo approccio, sul quale il ceo Don Thompson lavora da tempo, che però adesso diventerà il punto di riferimento per le prossime mosse della multinazionale. Un panino e, due fette di formaggio e un po’ di carne non basta più a soddisfare le esigenge di consumatori sempre più attenti. Anche negli Stati Uniti, dove le vendite sono diminuite in tre mesi del 3,3%. E’ la conferma che la strada già intrapresa in Europa deve essere allarganta. In Franci e Italia, infatti, il gruppo ha già proposto menù “nazionali”, che spingono sui concetti di tradizione. Non a caso l’ultima campagna di McDonald’s in Italia sembra più la pubblicità di una sagra che di un fast-food. Ora anche negli States, il gruppo dovrà combattere l’idea che vuole McDonald’s patria del cibo spazzatura.
Ma non è la sola novità nella strategia del colosso americano. Se la prima gamba del rinnovamento sarà “regionalizzare”, la seconda è “personalizzare”. Potrebbero presto essere creati degli spazi nei quali il cliente può far da sè. Per ora il concetto “fatti il tuo hamburger” è stato esportato in Australia. Per il lancio in altri Paesi non ci sono ancora date.

