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Marketing
Social network e e-commerce: pronto soccorso digitale per aziende

Primo consiglio: attenzione agli stregoni del web. Le aziende non possono più fare a meno di social network e e-commerce. Ecco perché scegliere i propri partner diventa fondamentale. Parola di Marco Camisani Calzolari, divulgatore digitale e volto televisivo grazie alla sua rubrica del sabato mattina su Raiuno. E' arrivato nelle librerie con “Pronto soccorso digitale per aziende”. Obiettivo: far conoscere agli imprenditori il mondo digitale in modo da non farsi incantare dai finti esperti. Perché, se ieri la televisione insegnava a leggere e scrivere, oggi può combattere l'analfabetismo digitale. Non è mai troppo tardi: la prefazione del libro è firmata da Giulia Manzi, figlia del maestro che insegnò l'italiano via etere.

L'intervista

Su Facebook ci sono 40 milioni di Pmi. Le aziende stanno sovrastimando i social network?
I social sono utili solo se ben utilizzati. Spesso non è così. Chi faceva siti web sta migrando verso i social network. Facebook è il nuovo, dove fare maerketing è più facile per tutti. Quello che le agenzie non dicono ai loro clienti è che di sicuro gli utenti entrano in casa di Facebook, ma non sempre in casa tua. Spesso le agenzie non ammettono di comprare finti like.

Il suo libro ha un obiettivo divulgativo. l'imprenditore può evitare di delegare agli specialisti?
Secondo me no. Il libro parte da questo presupposto: l'imprenditore deve rivolgersi a un professoinista perché il fai da te non funziona in un mondo complesso. Chi fa i bulloni continui a fare i bulloni. Ma allo stesso tempo, è impossibile scegliere il proprio partner senza avere conoscenze adeguate.

Come riconoscere un vero esperto?
Non è facile. Ma non si può prescindere dalla cultura personale. Non serve sapere come costruire un carburatore, ma posso spiegarti a cosa serve. È pieno di esperti che si dicono certi di ottenere risultati. Per capire se è vero, cerca online informazioni relative al loro lavoro. Se, ad esempio, un'agenzia vuole venderti un blog, chiediti se ha investito su se stessa. E poi bisogna conoscre il contesto. I social sono solo un pezzo di un mondo complesso. E non è vero che costino meno. I costi di un lavoro on line fatto bene non sono così diversi da quelli dell'analogico. Se apri una gelateria in centro, dai per scontato che servano 200 mila euro per il locale, 100 mila per l'attrezzatura. Invece nel digitale c'è gente che con 30 mila euro pensa di conquistare il mondo. Non è così.

I social network impongono un dialogo tra aziende e utenti. Le imprese italiane sono pronte al confronto?
Le imprese italiane non lo hanno ancora capito, anche perché nessuno glielo ha spiegato. Le agenzie fanno quello che il cliente vuole e non quello che al cliente serve. Anche perché rischierebbero di perderlo. Bisognerebbe dire: “I soldi spesi sui social sono soldi buttati se usati come vuoi tu”. C'è un approccio spesso sconnesso al digitale. Ad esempio: se un esercente turistico mette un wi-fi a pagamento che funziona solo nella reception, conferma che di non sapere nulla.

C'è il rischio che i social siano una bolla?
Non se sono una bolla. Ma di certo sono sopravvalutati: è evidente che usati in modo tradizionale fanno poco. Su Twitter, se non hai contenuti di qualità e utenti seri non hai successo. Facebook lega la visibilità alla pubblicità.

E-commerce: a che punto sono le imprese italiane?
Nel 90% dei casi, le imprese italiane non hanno ancora capito l'e-commerce. Su Amazon abbiamo un'esperienza d'acquisto che ci rasserena. L'interfaccia comoda, l'acquisto con un click. Se premo “compra”, sono certo che l'articolo è disponibile. Molte imprese, invece, ti avvertono solo dopo l'acquisto se la merce è in magazzino. Magari ti rispondono via mail, sempre che monitorino la posta. I siti sono spesso deliranti e bloccano quel 50% di analfabeti digitali italiani. I form hanno troppi campi da compilare, hanno problemi di compatibilità con i diversi browser. C'è chi usa solo metodi di pagamento come contrassegno o bollettino postale. Ci sono errori tecnici, anche perché per il sito si è voluto spendere poco. Torniamo al discorso della gelateria: se spendi 30 mila euro sarà in uno scantinato, sporca e puzzolente. Ci vuole un approccio diverso

Ci sarà un modello di e-commerce capace di imporsi?
La forza dell'e-commerce e del digitale sta nella possibilità di una customizzazione di massa. Dai siti web al ritiro in un negozio fisico: non ci sarà un solo modello. L'importante è ricordare di dare priorità alle esigenze degli utenti e non del venditore. Il caso del bollettino postale è la dimostrazione che il processo è stato costruito in base alla volontà di chi vende.

Quali consigli darebbe alle Pmi che si affacciano al digitale?
Prima di tutto, scegliete bene partner e professionisti. Fallo dopo esserti un po' acculturato. Non puoi comprare una barca senza sapere nulla di barche e affidandoti solo a chi la braca te la deve vendere. Il mio libro ha questo obiettivo. Ma ci sono molte informazioni anche online. È fondamentale ascoltare il mercato e i propri clienti. Guardate ai vostri competitor, prendendo però le loro scelte con le pinze: anche i leader di settore sbagliano.

 

@paolofiore

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