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Casi mediatici, rissa Foglio-Casalino ed è scambio di randellate

Il responsabile della comunicazione di Palazzo Chigi l’altro ieri, incontrando il giornalista Salvatore Merlo de Il Foglio, si è lasciato scappare una battuta azzardata:

"Adesso che il Foglio chiude, che fai? Mi dici a che serve il Foglio? Non conta nulla... Perché esiste?".

Una battuta frutto dei continui e reiterati attacchi al governo e ai Cinque Stelle del quotidiano diretto da Claudio Cerasa, pupillo (?) di Giuliano Ferrara.

Casalino ha poi spiegato:

Sono certo che Salvatore Merlo ne fosse ben consapevole considerando che ho specificato anche con lui che stavo scherzando. Credo fortemente nella libertà di stampa e nel pluralismo dell’informazione sono il primo a volere che ci siano più mezzi di informazione possibili, ovviamente abolendo il finanziamento pubblico”. 

In effetti Il Foglio dal 1997 al 2015 ha ricevuto 52 milioni di euro di finanziamenti pubblici, cioè soldi di tutti i contribuenti.

Lo stesso Ferrara, quello che faceva l’informatore per la Cia, ammette che ha utilizzato un “trucco” per avere quei finanziamenti:

« dal secondo anno dalla fondazione, il contributo dello stato, con il trucco della famosa ‘Convenzione per la Giustizia’ che era un... Beh, un trucco, la legge dava una possibilità e noi l'abbiamo sfruttata, è un trucco nel senso che non era un vero partito, era un... Sì avevamo chiesto a due amici, Marcello Pera che faceva parte del centro destra, senatore, e Marco Boato, deputato del centro sinistra, due persone amiche, due lettori del giornale, di firmare per il giornale, abbiamo fatto questa convenzione... un escamotage, sì, legale, perfettamente legale »

(Report 23 aprile 2006)

Ma torniamo al presente.

Dunque l’abiura è stato celebrata sull’altare della Dea Correttezza dal Cattivo Ingegnere. Ma poteva bastare?

Assolutamente no.

Merlo, ha gridato alla “intimidazione”, mentre rapidi scendevano in campo a far raccolto i politici, a cominciare dal Pd Andrea Romano, orfano di Renzi, a Valeria Fedeli, la non regolarmente laureata ex ministra della Ricerca e Università, e naturalmente Michele Anzaldi che con queste cose ci va a nozze.

Ma la cosa è continuata.

E così Merlo non ha saputo trattenersi dal twittare:

“Casalino fa ridere sempre, tranne quando dice di fare le battute”.

Diamo per scontato la reazione di Repubblica & C che cerca nei suoi articoli di fare dell'ironia su Casalino per i suoi titoli come “Ingegnere” e “Capo Comunicazione”, oltretutto regolari e conquistati sul campo, che sono da canovaccio radical chic, ma quella che è sopra le righe è la reazione di Cerasa stesso su Il Foglio.

 “Di Rocco Casalino non parleremo neanche sotto tortura: l’unico titolato a giudicarlo è il suo estetista”.

E poi giù battute acide sul “codice Rocco” e con l’imperdibile notizia che Il Foglio raddoppia l’edizione domenicale con un inserto dedicato allo sport. Accidenti e ora come farà la Treccani a competere con questa corazzata culturale?

Il giornale di Cerasa poi, evidentemente colpito nel vivo, passa tutta la giornata a rimuginare e Maurizio Crippa scrive, tra le cose che farebbe se chiudesse Il Foglio:

Ma alla fine, eccola, l’unica cosa che davvero avresti voglia di fare, e varrà la pena fare: riguardare in streaming la prima edizione del Grande Fratello, per ricordarmi che già allora pensavo che Rocco Casalino fosse il più pirla di tutti.”

E quindi dopo la battuta sull’estetista ecco quella più classica, che si può ascoltare in tutti i mercati rionali del Bel Paese: “Rocco Casalino il più pirla di tutti”.

In conclusione Casalino ha certamente esagerato nel fare quella battuta perché la libertà di stampa è un valore non negoziabile, come ha fatto notare Cerasa nella replica, però la gogna mediatica che dopo si è scatenata non è un bello spettacolo, proprio per quei valori di democrazia e libertà che devono valere per tutti.

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