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Chi l’ha visto, non è solo caccia al nuovo conduttore: ora cerca una nuova identità

Con l’addio di Federica Sciarelli in Rai si riflette sul futuro del programma: meno cronaca nera, più persone scomparse e racconto della società

Chi l’ha visto, non è solo caccia al nuovo conduttore: ora cerca una nuova identità
chi l’ha visto federica sciarelli

Chi l’ha visto, non solo ricerca di un conduttore, ma anche ricerca di se stesso 

Come si cambia per non morire

Come si cambia per amore

Come si cambia per non soffrire

Come si cambia per ricominciare

Cosi diceva un brano di Maurizio Piccoli con musica di Renato Pareti presentato da Fiorella Mannoia nel Festival di Sanremo del 1984. Già, perchè con l’addio di Federica Sciarelli si sta pensando e forse giustamente, di dare una svolta a Chi l’ha visto. Il programma era nato ai tempi della Rai3 di Angelo Guglielmi e Lio Beghin con la conduzione di Paolo Guzzanti e Donatella Raffai, poi rimasta da sola quando Guzzanti fu dirottato a condurre Rosso di sera, una striscia giornalistica prima del Tg2. 

A quei tempi, parliamo dell’esordio in televisione di Chi l’ha visto, il programma era totalmente incentrato sulla ricerca delle persone scomparse. Stagione dopo stagione Chi l’ha visto diventa una trasmissione che oltre alla ricerca delle persone in se, acquista i connotati di racconto della nostra società e della gente che la compone.

Insomma un grande racconto delle famiglie italiane, con i loro lati positivi e i loro lati negativi. Un grande Romanzo Popolare applicato alla tv, un qualcosa che assomiglia un pochino a quello che accade a C’è posta per te, dove il ricongiungimento fra due persone che si sono in qualche modo allontanate, diventa il pretesto di raccontare la loro vita in un percorso televisivo di mezz’ora e più. 

Col tempo Chi l’ha visto ha deviato un po’ da questo percorso, raccontando anche casi di cronaca nera tout-court, come Garlasco, tanto per intenderci. Nel frattempo però sono fioriti nei palinsesti della nostra televisione tantissimi programmi che andavano a raccontare quei fatti. Citiamo ancora una volta il caso di Garlasco, che ha dato un impulso notevole a trasmissioni come Quarto grado e Ore 14, aprendo per altro, alla fine della fiera, la strada verso Mediaset a Milo Infante, dopo che quest’ultimo aveva “osato” superare in termini di ascolti il prime time di Gianlugi Nuzzi.  

Senza parlare ovviamente dei programmi del day time, affollati di questi temi. Abbiamo già scritto da queste colonne come Chi l’ha visto abbia perso ascolti nell’ultima stagione, siamo attorno all’uno per cento di share in meno rispetto alla serie precedente. E’ in atto quindi una riflessione su Chi l’ha visto in questi giorni in Rai che va oltre la scelta del nuovo conduttore o conduttrice su cui i media concentrano banalmente l’attenzione.

La voglia, il desiderio, il pensiero è quello di tornare un po’ alle origini, dedicandosi quasi esclusivamente alla ricerca di persone scomparse, andando a raccontare la società italiana ed i loro protagonisti, dando cosi voce alle famiglie toccate da questi drammi. Il racconto del mondo che circonda queste famiglie e la gente comune che ne è il motore diventa cosi un ritratto della società dei nostri giorni, per un Chi l’ha visto che diventerebbe cosi una specie di people show, nell’accezione più alta del termine.

Per la conduzione si sta pensando a Stefano Coletta, già autore e capostruttura proprio del Chi l’ha visto di tanti anni fa. Naturalmente Coletta lascerebbe l’incarico di dirigente del dipartimento Coordinamento Generi, liberando cosi una poltrona su cui la consueta schiera di avvoltoi già sta volando in cerchio. 

In alternativa c’è Francesca Fialdini, che a nostro giudizio sarebbe la soluzione più logica. Francesca ha già dimostrato nei suoi anni di conduzione di essere in grado di condurre programmi di questo tipo, Fame d’amore ne è l’esempio più lampante.

Ma conduzione a parte, ciò che più conta ora, approfittando dell’addio di Federica Sciarelli è di far tornare Chi l’ha visto quello che era, cioè un grande racconto popolare del nostro paese, della nostra società, delle nostre famiglie, proprio ora che spesso se ne devono raccontare i forti contrasti, a volte anche tragici, purtroppo.

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