Ci sono imprese editoriali (come quello online) che non ricevono contributi pubblici. E c’è chi riceve più del dovuto. Gli uomini del Nucleo speciale per la radiodiffusione e l’editoria hanno scoperto, nel corso di tre diverse operazioni (“Free Press”, “Money on Newspapers” e “Grey News”) che 11 editori hanno percepito contributi pubblici illeciti per 13 diverse testate. Una gabola da 68 milioni di euro.
Dov’è il trucco? Alcuni imprenditori avevano creato società strumentali con il solo scopo di ricevere i finanziamenti. Si tratta di “truffa aggravata ai danni dello Stato“. Tra le testate coinvolte ci sono Libero e Il Riformista (chiuso nel 2012). Diverso orientamento politico ma stesso azionista di riferimento, il re delle cliniche ed ex deputato di Forza Italia Antonio Angelucci.
Nell’elenco ci sono anche Il Giornale di Toscana e il settimanale Metropoli degli onorevoli forzisti Denis Verdini e Massimo Parisi. E poi Il Roma, giornale di Italo Bocchino, che, senza contributi non avrebbe retto il mercato. E infatti è finito in liquitazione proprio in seguito alla richiesta di restituzione di contributi non dovuti. Sì, perché la Gdf è riuscita almeno a recuperare circa la metà dei 68 milioni attraverso il sequestro di beni immobili, titoli, depositi e quote societarie.

