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MediaTech
Dalla sicurezza dei dati online al personal branding

La scorsa settimana si è celebrato l il "Giorno per la sicurezza dei dati personali su Internet", una data la cui sensibilità di appare sempre più manifesta quanto più avvertiamo che la nostra navigazione, dai contenuti che leggiamo alle pubblicità a cui siamo sottoposti, non è affatto generica, ma sconta inevitabilmente nostre caratteristiche personali, preferenze che abbiamo più o meno implicitamente condiviso e comportamenti di ricerca che nel corso del tempo abbiamo adottato.

Talvolta le pubblicità di hotel che abbiamo tempo fa prenotato o scarpe che abbiamo deciso di non comprare online sembrano inseguirci al punto che le interpretiamo come un'invasione della nostra privacy o un continuo sollecitarci rispetto a scelte che abbiamo compiuto o, al contrario, completamente escluso: tutto questo è il frutto di una evoluzione delle piattaforme digitali che progressivamente costituiscono uno specchio che riflette le nostre esperienze online grazie a tecnicalità come le login e i cookie dei quali è giusto essere consumatori attenti e consapevoli.

Allo stesso modo, l'uso che facciamo di social network come Facebook pare restringere il campo degli amici di cui vediamo gli aggiornamenti solo alla nostra più ristretta cerchia di contatti - quelli con cui più di frequente abbiamo interagito - al punto che ci sembra di navigare all'interno di vere e proprie "bolle informative" - per usare l'espressione di Eli Pariser- da cui non riusciamo ad uscire.

In questo scenario, è giusto si sia celebrata questa giornata dedicata all'attenzione con cui lasciamo i nostri dati online perchè è sulla base di queste informazioni che la nostra identità digitale è costruita e la nostra navigazione in Rete è influenzata.

La conoscenza del nostro storico di ricerche su Google - visibile al sito http://history.google.com - o dei nostri spostamenti tracciati, se ne abbiamo attivato la funzione, sul sito https://maps.google.com/locationhistory - è quindi utile perchè solleva la nostra attenzione sul gestire correttamente la nostra presenza online, attenzione che deve tanto più essere comunicata quanto più tempo della nostra vita spendiamo su Internet e quanto più le nuove generazioni hanno minori cautele in merito alla propria privacy.

Tale cautela deve poi essere prestata non solo per il nostro uso personale di Internet, ma anche perchè il modo con cui noi, come persone e professionisti, siamo trovati online influenza l'opinione che altri possono avere di noi. Ci siamo mai cercati su Google? Siamo certi che ciò che appare, per l'aggiornamento delle informazioni reperibili o per l'immagine che se ne può trarre in merito al nostro "personal brand" è quanto vorremmo?

La risposta non può essere demandata al non preoccuparsene nè al lamentarsi dellì'evoluzione della Rete: preoccuparsi non serve, bensì serve occuparsi di tali aspetti e curare con attenzione i nostri profili social - LinkedIn, Facebook, Twitter, Slideshare - perchè siano funzionali ad accreditarci positivamente anche all'interno di questi canali.

La Rete infatti non si limita a fornire degli strumenti di relazione e di comunicazione, ma chiede di adottare dei comportamenti che siano ad essi congruenti ed efficaci: più lo faremo, più piegheremo ai nostri obiettivi - di professionisti in cerca di lavoro o di opportunità - questo potente ambiente che è Internet.

Di tutti questi temi tratta un nuovo libro - di cui è co-autore il redattore di questo articolo - dal tiolo  "Effetto digitale" che affronta con spunti pratici e piccoli trucchi gli aspetti di come la Rete crea nuove professionalità, ma cambia anche la quotidianità di ciascun lavoro. E' possibile scaricarne gratuitamente alcuni brani all'indirizzo goo.gl/l4EWVN.

 

di Andrea Boscaro

Tags:
personal brandingdati onlineprivacygoogle

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