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Editoria, Avvenire piange e batte cassa. Tarquinio: sbagliato tagliare i fondi

 

“Sarebbe una scelta semplicemente sbagliata perché è stato fatto un lavoro di bonifica, ci sono fondi mirati oggi per il sostegno di giornali che hanno caratteristiche particolari, cioè che sono in relazioni forti coi territori, che hanno una vocazione non-profit, sono quindi controllati da cooperative o da fondazioni che non hanno fini di lucro”. Sono le parole del direttore di Avvenire Marco Tarquinio, a margine della presentazione del francobollo che celebra i 50 anni del quotidiano cattolico, commentando con l’Ansa l’annunciato azzeramento a partire dal 2019 del contributo all’editoria del Fondo per il pluralismo.

“Questi”, ha spiegato Tarquinio che dice di non parlare per il suo giornale ma a livello generale, “sono criteri molto forti che sono stati posti a presidio, disboscando la giungla di, chiamiamoli così, ingiusti privilegi che era stata costruita negli anni passati, tradendo lo spirito della legge”.

Secondo il direttore di Avvenire, scrive www.primaonline.it, questo “era uno strumento che consente in Italia di presidiare quegli spazi di pluralismo che sono stati erosi drammaticamente dalla crisi di questi anni, con la morte di oltre il 40% delle testate. E questo a fronte di un mercato editoriale che continua ad essere viziato dall’assenza di tetti per la raccolta pubblicitaria, dei diversi mezzi, televisivi, della carta stampata, col fatto nuovo dell’irruzione sulla scena dei proprietari dei canali digitali che senza produrre contenuti informativi guadagnano sul lavoro degli altri soggetti del settore”.

“Uno strumento importante, ha ribadito, “e, ripeto, messo a regime in una maniera sensata e propria rispetto allo spirito originario delle misure. Quindi metterlo in discussione sarebbe un errore: se questo è l’intendimento del governo, tutto il sistema della stampa del territorio e dei giornali italiani si dovrà misurare con un fatto nuovo, grave, che comporta una lesione al diritto di essere informati con una pluralità e con una modalità di voci”.

“E’ il presidio della biodiversità dentro il sistema informativo”, ha concluso. “Non ci sono solo quelli che vogliono farci i soldi, ci sono anche quelli che, come diceva Paolo VI dando vita ad Avvenire, ‘non cercano clientela’. Che poi questo diventi una formula di successo, perché porta più informazione agli italiani come accade nel caso di Avvenire, è una cosa importante. Tutto questo, insomma, non lo facciamo per guadagnarci”.

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