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Fake news, il 56% non le riconosce. Italiani vittime delle bufale online

Le «fake news» sono all'ordine del giorno anche in Italia, come in molti altri paesi del mondo intero. Al tema è stata dedicata una quantità innumerevole di interventi giornalistici ed esso ha finito col far parte perfino dei programmi elettorali di diverse forze politiche.

Come i lettori sanno, si tratta di notizie false o distorte, spesso diffuse o riprese dai social media, dai blog e dal web in generale. Sovente sono utilizzate per avvicinare e spingere i navigatori di Internet a «cliccare» un sito, in modo da aumentarne l'audience e l'afflusso. Ma di recente e sempre di più vengono utilizzate per influenzare in modo fraudolento le campagne elettorali o, addirittura, le politiche nazionali di vari paesi. In realtà non è sempre facile (lo confessa esplicitamente un italiano su dieci tra coloro che frequentano la rete) accorgersi della natura fake di una notizia: talvolta sono così bene architettate da trarre in inganno anche l'utente esperto (compresi i giornalisti che non infrequentemente le riprendono in buona fede come vere sulla carta stampata). In altri casi, sono inserite in siti di cui ci si fida a priori ove, di conseguenza, si tende a ritenere comunque vero tutto il contenuto. Ma tutti coloro che bazzicano, anche distrattamente, la rete non possono non essersi imbattuti in qualche evidente «bufala»: chi scrive ne riconosce almeno una al giorno.

Per questo è abbastanza sorprendente che, in un campione rappresentativo di italiani (sondato dall'Istituto Eumetra Monterosa di Milano, intervistando persone con più di 17 anni di età ed escludendo successivamente dall'analisi coloro circa il 34% che dichiarano di non navigare mai su internet) la maggioranza dichiari di non essersi più di tanto imbattuta in «fake news». È vero che quasi metà (il 44%) afferma di averle notate «spesso» (13%) o almeno «qualche volta» (31%). Ma il resto del campione non le ha riscontrate «mai» (29%) o «quasi mai» (18%) o ammette che «è difficile capire quando una notizia è falsa» (9%).

Rilevano maggiormente la presenza di «bufale» gli intervistati con un titolo di studio superiore e che, al tempo stesso, abitano nei centri di minore dimensione. Nelle aree metropolitane, viceversa specialmente tra chi esercita professioni meno remunerative, come operai e commessi e tra le persone con età tra i 25 e 34 anni il fenomeno delle fake news è percepito in misura minore, in particolare nel Sud del Paese.

Al riguardo, è interessante rilevare anche l'orientamento nelle intenzioni di voto per le prossime elezioni. Emerge infatti che all'interno dell'elettorato del Pd le «bufale» sono oggetto di maggior attenzione relativa: afferma di averle notate il 50% dei votanti per il partito di Renzi. Ciò può dipendere forse anche dai sempre più frequenti riferimenti al fenomeno che, specie negli ultimi giorni, il segretario del Pd ha pronunziato al riguardo (nel discorso conclusivo alla Leopolda, le ha inserite nei temi della campagna elettorale, annunciando addirittura un rapporto quindicinale sul tema). Viceversa e questo è il dato più significativo la maggioranza (51%) di chi esprime una intenzione di voto per il Movimento 5 Stelle dichiara di rilevare poco o per nulla il fenomeno delle «fake news». Questa circostanza può dipendere anche dal fatto che, come molti studi al riguardo hanno dimostrato, i canali informativi di cui si avvale buona parte dei votanti grillini è circoscritto in buona misura agli stessi siti del Movimento o agli stessi «amici» su Facebook o Twitter, verso i quali si nutre una fiducia spesso acritica. C'è, insomma, una sorta di «bolla informativa», con una presenza prevalente di fonti che può portare talvolta a sottovalutare il grado di veridicità delle singole notizie.

In realtà, le «fake news» esistono davvero e vengono diffuse e proposte in misura rilevante e quotidiana. Il fatto che buona parte della popolazione del nostro Paese che è connessa ad internet non se ne accorga e dunque possa essere più facilmente ingannato dalle «bufale» è grave e preoccupante. Esso indica che il fenomeno ha un suo rilievo importante e che la portata delle «fake news» nell'influenzare e condizionare l'opinione pubblica è tutt'altro che trascurabile.

Di Renato Mannheimer su www.ilgiornale.it

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