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Le app non sono il futuro: meglio il giornalismo in streaming

Le app non sono il futuro: meglio il giornalismo in streaming
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Mentre musica e video galoppavano, il giornalismo in streaming ha zoppicato. Fino a ora. Il modello Netflix prende piede. E affossa la app a pagamento, destinate a rallentare senza mai aver conquistato davvero il mercato

Di sicuro c’è solo che non è di carta. Per il resto, il giornalismo va avanti a tentoni, fiutando qua e là indizi sul suo avvenire. Eccone alcuni. 

Next Issue Media è una società nata nel 2011 per iniziativa di alcuni grandi editori. Al costo di 15 dollari, permette di leggere i contenuti di 140 testate. Una sorta di giornalismo in straming. Peccato che, mentre Netflix raggiungeva i 50 milioni di abbonati e Spotify procedeva verso i 13, Next Issue restava nell’ombra. TRadotto: lo streaming ha già sfondato per video e musica ma non per i giornali. Fino a ora. Qualcosa sta cambiando.  

Next Issue ha ottenuto un finanziamento da 50 milioni di dollari dalla società di private equity KKR. Magzer, una startup nata in Belgio, ha lanciato un servizio che consente di leggere 2 mila riviste.

Secondo indizio: se il modello Netflix cresce anche nel giornalismo, il 2015 potrebbe essere l’anno in cui svanirà la favola delle app quali salvatrici dell’editoria. Le app a pagamento create dai giornali hanno avuto una spinta enorme dall’iPad. Ma, con la crisi dei tablet, stanno esaurendo la loro spinta. Il numero di abbonati continua a crescere, ma il progresso, come afferma Businessweek, ha rallentato molto negli ultimi 18 mesi. Senza aver mai davvero conquistato il mercato: solo il 4% dei lettori arriva dalle app.