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MediaTech
Huawei, altro che decoupling: ricerca e giovani talenti al centro di Segrate
Renato Lombardi, direttore del Centro ricerche Huawei di Segrate

Microelettronica, antenne, 5G, smart city, automotive. Il centro ricerche di Huawei a Segrate lavora sull'innovazione in Italia da ormai 12 anni. E lo fa attraverso l'impiego di giovani talenti e la collaborazione con diverse università italiane, provando a bloccare (almeno in parte) sul nascere la fuga di cervelli verso l'estero. Quando si parla di decoupling, il celeberrimo disaccoppiamento dell'economia globale in due diverse sfere di influenza, spesso non si considera il livello dei collegamenti già esistenti e di cui il centro ricerche di Huawei, che ha aperto le porte ad Affaritaliani.it, è un perfetto esempio. Si parla di Stati Uniti e di Cina, ma la radicata attività italiana del colosso di Shenzhen dimostra che si parla prima di tutto di aziende che hanno una profonda interconnessione, non solo economica ma anche culturale, con il territorio in cui operano.

"Facciamo ricerca in Italia da 12 anni", spiega Renato Lombardi, il direttore del centro di Segrate. "Huawei dedica quasi il 15 per cento delle sue entrate annuali per il settore ricerca e sviluppo, numeri che si vedono raramente altrove". Un settore all'interno del quale il centro di Segrate rappresenta uno dei punti cardinali. "Siamo partiti nel 2008 con la ricerca nel settore microwave, nel quale questa zona ha sempre rappresentato un'eccellenza". Nel corso degli anni le attività si sono moltiplicate e hanno via via coinvolto antenne, ponti radio, 5G, HiSilicon wireless e optical. Il tutto all'insegna dell'innovazione dell'hardware ad alta frequenza e mettendo a disposizione del "portafoglio" di Huawei e del territorio in cui opera le nuove soluzioni per lo sviluppo delle cosiddette "smart cities" in cui tutto, dalla viabilità Con nuovi progetti recentemente avviati anche per la raccolta energetica, visual design per smartphone e automotive.

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"Immagino un futuro nel quale le auto a guida automatica diventino una sorta di mezzo di trasporto a copertura capillare", dice Lombardi, che spiega come l'impegno sul territorio di Huawei abbia raccolto professionalità e talenti che rischiavano di andare dispersi a causa della scomparsa di alcune realtà industriali e per l'esodo fuori dall'Italia di talenti attratti da "ecosistemi" più funzionali e funzionanti. "Il 67 per cento dei nostri nuovi assunti sono giovani talenti con meno di 35 anni e il 75 per cento ha un PhD", spiega Lombardi, che sottolinea come al centro ricerche di Segrate ci siano una decina di potenziali posizioni scoperte. "Per questo stiamo lavorando molto con le università, per provare a intercettare i giovani talenti già durante i loro studi di laurea triennale".

Sviluppando quelle tecnologie che vedranno la luce magari dopo 10-15 anni. "Ricordo che ho iniziato a sentire parlare di 5G  nel 2009, ora parlano tutti di 5G ma intanto si lavora già al 6G", dice Lombardi. Il centro Huawei di Segrate ha avviato joint lab con diverse università italiane: Cagliari, Parma, Padova, Trento, Siena, Pavia, Politecnico di Torino e Politecnico di Milano, quest'ultimo in particolare sempre molto attento alla collaborazione con l'Oriente attraverso il suo Polo territoriale cinese. "Ormai la competizione è globale, anche a livello universitario e di ricerca. Huawei ha diversi centri sparsi in tutta Europa. Noi proviamo a insistere sui giovani talenti locali, favoriti anche dal netto miglioramento che c'è stato nelle nostre università in questi ultimi anni, in particolare da quando si è finalmente iniziato a insegnare in inglese".

In tempi di golden power, ipotesi o minacce di ban e decoupling il centro ricerche di Huawei di Segrate continua a fare quello che fa dal 2008: ricerca.

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