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Mentre tra Washington e Pechino, dopo le ultime mosse offensive di Donald Trump, ha preso il via una guerra fredda tecnologica, in Italia si tagliano nastri. L'azienda cinese ZTE (che, sottolineiamo, non è coinvolta nell'offensiva degli Stati Uniti che ha invece nel mirino Huawei) ha inaugurato nella giornata di martedì un laboratorio di cybersecurity, il suo primo in Europa, allo scopo di aiutare l’industria ICT a difendersi dalle minacce alla sicurezza informatica. Il tutto alla presenza di Angelo Tofalo (sottosegretario della Difesa), Flavia Marzano (assessore al comune di Roma), Zhong Hong (Chief Security Officer di ZTE) e Li Bin (ministro consigliere dell’Ambasciata cinese).

"L'apertura di questo laboratorio era già stata annunciata mesi fa", ha detto il presidente della ZTE Western Europe e amministratore delegato di ZTE Italia, Hu Kun, a margine dell'avento. "Per quanto riguarda l'altra azienda che voi avete nominato, le informazioni che avete voi sono le stesse che abbiamo noi, perché le leggiamo sui giornali. Noi non abbiamo nulla a che fare con situazioni di questo genere e la nostra strategia era definita già da molto tempo, dopo che abbiamo concluso l'accordo con il governo statunitense".

Anche Huawei ha una presenza importante in Italia. Il colosso di Shenzen, finito nel mirino di Trump che prova a salvaguardare la leadership tecnologica Usa dall'ascesa cinese, è attivo in Italia dal 2004 e può contare su due sedi centrali a Milano e Roma, uffici in altre dieci città, quattro centri di ricerca e sviluppo e un Business Innovation Center. Non solo. Ha anche concluso diversi accordi con una quarantina di partner istituzionali e privati con progetti che abbracciano diversi settori, dall'energia (Terna, Enel), ai trasporti (Ferrovie dello Stato) alle telecomunicazioni (Telecom, Fastweb).

L'Italia è fondamentale nello sviluppo del 5G nell'ottica di Huawei, che sta lavorando alla nuova rete a Milano e nell'area Bari-Matera. Già nel 2012 sono stati realizzati test in materia coordinati dal Ministero dello sviluppo economico. La cooperazione con gli operatori è proficua. Nel 2013 è stato siglato un accordo per la realizzazione della rete ultra veloce con Vodafone ma il gruppo cinese ha collaborato anche con Telecom. Nel 2016 ha inaugurato a Pula, in Sardegna, un centro di ricerca per lo sviluppo delle smart city. Un progetto molto sponsorizzato dall'allora governo Renzi. Secondo i dati GFX, Huawei è saldamente il secondo produttore di smartphone in Italia con il primo posto (già raggiunto per esempio ad aprile 2018) nel mirino.

Insomma, le aziende cinese di settore hanno radici ben piantate in Italia. Senza dimenticare che nel memorandum of understanding di adesione alla Belt and Road di Pechino firmato dal governo Conte si cita anche il comparto "telecomunicazioni" tra quelli nei quali si prevede uno sviluppo nella cooperazione con la Cina. Lo scorso fine aprile, a margine del forum sulla Bri di Pechino, il premier Conte ha incontrato il fondatore di Huawei Ren Zhengfei e prima dell'estate una nuova delegazione di governo e industrie dovrebbe tornare nella capitale cinese per sottoscrivere nuovi accordi. 

Trump vuole la guerra fredda tecnologica ma la cooperazione tra Italia e Cina nel settore è già molto solida.

twitter11@LorenzoLamperti

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