Nei giorni scorsi è stato approvato dal Cda del Fatto Quotidiano il nuovo piano industriale che punta allo sviluppo del business digitale e dei contenuti online. “E’ all’interno di questo percorso di crescita che si inserisce il progetto di quotazione”, ha spiegato a Milano Finanza l’Ad Cinzia Monteverdi, che ha confermato il via al percorso (che sarà gestito da Integrae) che porterà alla quotazione (in autunno?) del quotidiano diretto da Padellaro sull’Aim Italia, il listino dedicato alle pmi.
“LETTORI-AZIONISTI” – Ha spiegato la Monteverdi sul Fatto: “(…) Pensiamo dunque che il piano possa essere realizzato con maggiore forza con la quotazione in Borsa, al mercato delle piccole medie imprese. Nel nostro caso, però, non sarebbe solo un’operazione volta a raccogliere i capitali necessari a finanziare il progetto industriale – e tantomeno perché i soci fondatori di questa avventura intendano scappare – ma pensiamo piuttosto di farlo per rafforzare il rapporto di fidelizzazione con voi, i nostri lettori, in linea con il nostro storico slogan: ‘Il nostro padrone è il lettore’. La quotazione permetterebbe a coloro che lo desiderano di essere azionisti del Fatto…”.
LETTORI DIVISI – Una buona parte dei lettori del quotidiano diretto da Padellaro, però, come fa notare Dagospia, non l’ha presa bene. E se una lettrice scrive “ci avete tradito e questo non lo posso sopportare”, c’è chi commenta che entrare in borsa “significa condividerne il fine e anteporre il profitto a tutto”. Non tutti, però, sono contrari: “Se veramente i pacchetti massimi di acquisto saranno bassi e soprattutto finché non viene messa in vendita la metà più una delle azioni, niente potrà cambiare in termini di linea se non deciso dall’attuale consiglio di amministrazione. Per cui un po’ di calma, è evidente che non è un capriccio questo, ma risponde alla necessità di cambiare rotta per sopravvivere”, scrive un lettore, e un altro rassicura: “Fratelli, il Fatto era e resterà un giornale libero, liberissimo direi”.

