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Il piano del greco Kyriakou per GEDI: conti, digitale e un’incognita chiamata Mentana

Volontà di accelerare sul digitale, multimedialità e nuovi modelli di business: il rilancio non può passare solo attraverso il quotidiano di carta. Ecco il progetto per Gedi

Il piano del greco Kyriakou per GEDI: conti, digitale e un’incognita chiamata Mentana
enrico mentana

Enrico Mentana continua a essere al centro delle indiscrezioni sul futuro di GEDI. Negli ambienti editoriali il suo nome viene accostato con insistenza al progetto CNN Italia, anche se al momento non risultano accordi definitivi né decisioni formalizzate. Anzi, proprio perché il progetto dell’emittente italiana di CNN non è ancora stato definito da Antenna Group, appare difficile immaginare che possa esserci una vera trattativa.

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Al di là delle indiscrezioni, la direzione è ormai chiara. Con l’uscita di Corrado Corradi da amministratore delegato di Repubblica si chiude infatti un altro capitolo del profondo riassetto avviato dal nuovo azionista Theo Kyriakou e portato avanti dall’amministratore delegato di GEDI Mirja Cartia d’Asero.

Le ultime nomine, lette nel loro insieme, delineano una strategia precisa. L’arrivo del nuovo CFO Francesco Guidotti racconta la volontà di rimettere ordine nei conti di un gruppo che continua a registrare perdite molto consistenti e si porta dietro un pesante indebitamento.

La scelta di Veronica Diquattro, manager con esperienze ai vertici di Google, DAZN e Il Sole 24 Ore, indica invece la volontà di accelerare sul digitale, sulla multimedialità e su nuovi modelli di business. Il messaggio è chiaro: il rilancio non potrà arrivare soltanto dal quotidiano di carta.

Anche sul piano editoriale il nuovo editore ha dato un’indicazione precisa. La scelta di Stefano Cappellini come direttore ad interim di Repubblica conferma la volontà di garantire continuità all’identità del giornale. Ha ricevuto un ottimo risultato sul suo piano editoriale, che ha ottenuto l’87% di “sì”. E questo ha fatto sì che le voci su possibili successori (tra gli interni Carlo Bonini e Claudio Tito, o i “papi stranieri” Fiorella Sarzanini o Emiliano Fittipaldi) abbiano perso consistenza e oggi ci siano ampie possibilità di una permanenza di Cappellini al timone. Cambia il management, non cambia la linea editoriale.

Infine, il rafforzamento dell’area risorse umane completa il quadro. L’obiettivo sembra essere quello di costruire una squadra manageriale e giornalistica capace di accompagnare la trasformazione del gruppo.

Molte delle uscite sono state frutto di decisioni personali, rese possibili anche dalle clausole contrattuali previste in caso di cambio di controllo societario. Ma nel complesso il ricambio rappresenta inevitabilmente anche un giudizio sui risultati della gestione precedente. Un gruppo che perde decine di milioni di euro ogni anno e che deve fare i conti con un’eredità finanziaria pesante difficilmente poteva evitare un cambio così profondo. Uscite sì, ma non casuali.

Adesso, però, la fase delle sostituzioni sembra avviarsi alla conclusione. Per Kyriakou e Cartia d’Asero inizia quella più difficile: dimostrare che la nuova squadra è in grado non solo di cambiare i nomi, ma anche i risultati.