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La storia d'amore di Beatrice e Francesco rinasce in un video su Cavallino

La storia di un grande amore, quello tra Beatrice Acquaviva d’Aragona, figlia diciottenne dei duchi di Conversano e di Nardò con Francesco Castromediano  Sanseverino (una favola durata appena dieci anni per la prematura scomparsa della ragazza) ci riporta nel 1627 a Cavallino, con un video che piace al popolo del web e dei social  che lo premiano con 12 mila visualizzazioni (https://www.facebook.com/620441691475750/videos/1440925812906500), 104 condivisioni su profili personali e diversi gruppi, 41 commenti per un valore di 24.479 persone raggiunte in brevissimo tempo.

Una storia d’amore vecchia di quasi cinque secoli ma più che mai attuale in tempi di femminicidi.  Una storia che è la parità tra uomo e donna, il segreto dell’Amore e della Rinascita. Ce lo insegnano Beatrice e Francesco, che governarono la cittadina salentina e che sono immortalati con statue di pietra a grandezza naturale nella locale Chiesa del Convento. Osservando bene le mani degli sposi, si può notare che lei mette nelle mani di lui il suo cuore. Una scena struggente e romantica che merita di essere vista almeno una volta nella vita ed elegge Cavallino, centro messapico di cui conserva numerose testimonianze archeologiche, come la Città dell’Amore al pari di Verona.

Ed è questa la storia centrale raccontata nel nuovo video della giornalista salentina Carmen Mancarella, con montaggio e riprese con drone a cura di Paolo Laku, che grazie alla Città di Cavallino ha illustrato la bellezza e i misteri della cittadina a due passi da Lecce con la sua frazione di Castromediano.

Entusiasta dell'iniziativa il sindaco, Bruno Ciccarese Gorgoni: “Siamo molto soddisfatti che il video, voluto dalla Città di Cavallino, sia piaciuto così tanto. Il digitale è ora l’unico mezzo per restare accanto ai tanti viaggiatori e giornalisti che nel passato abbiamo ospitato a Cavallino e Castromediano e che continuano ad amare la nostra città con il desiderio di ritornarvi quanto prima. Noi naturalmente li aspettiamo, augurandoci che ritornino quanto prima”.

Il video si apre con il Museo diffuso che accoglie il visitatore come un immenso mare verde, dove si leggono i resti dell’antica città messapica, definita la Pompei del Salento perché venne abbandonata misteriosamente nel VI secolo avanti Cristo. Dice il direttore del Museo diffuso, Grazia Semeraro, famosa archeologa  e docente dell’Università del Salento: “Anche se il Museo è chiuso a causa del lockdown stiamo lavorando per renderlo sempre più fruibile al  grande pubblico e stiamo studiando nuove forme di comunicazione per raccontare quante straordinarie storie di uomini e donne dell’Antichità si siano avvicendate tra quelle mura”.

La città antica venne misteriosamente abbandonata nel VI secolo avanti Cristo, tanto che il sito viene definito la Pompei del Salento perché tutto è rimasto misteriosamente intatto così come l’hanno lasciato i suoi abitanti, i Messapi, il popolo che abitava la terra dei due mari, lo Jonio e l’Adriatico.

Il video si sofferma sulle attività principali della cittadina: il ferro battuto di cui si possono ammirare opere anche nel sito archeologico, i cavalli, allevati per gare equestri italiane e internazionali, la buona cucina, i personaggi più famosi, primi tra tutti il patriota del Risorgimento italiano, Sigismondo Castromediano, mazziniano che trascorse ben due anni e sette mesi della sua vita nelle dure carceri borboniche e Giuseppe De Dominicis, il poeta a lui contemporaneo che denunciava le diseguaglianze sociali con i suoi “Canti de l’Autra Vita” ispirati alla Divina Commedia di Dante.

Nella moderna e attiva frazione di Castromediano, sorta intorno ad antiche masserie, spicca poi la Torre Colombaia, che rappresenta il potere dell’informazione: vinceva le guerre il signore che poteva contare non solo su molti armati, ma anche sui colombi viaggiatori, in grado di far arrivare i messaggi più velocemente possibile. Il borgo è rinato nel Rinascimento grazie all’Amore dei due sposi. Mano nella mano e in una posizione di parità Beatrice e Francesco sembrano ancora oggi  dolcemente attraversare la vita.

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