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MediaTech
Massimo Gramellini, lo sconfitto sullo scacchiere dei direttori

Alla fine tutto è andato come atteso. Forse con tempi diversi, ma con i protagonisti previsti. Nel giro di sei mesi sono cambiati i direttori dei tre quotidiani italiani più diffusi.

Al Corriere della Sera, lo scorso maggio, dopo Ferruccio de Bortoli, è arrivato un “interno”. Luciano Fontana segna la linea della continuità. Ezio Mauro ha deciso di lasciare la guida de La Repubblica. Il suo erede farà il suo stesso percorso: da Torino a Roma, dalla direzione de La Stampa a quella del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari.

L'erede è Mario Calabresi, non certo una sorpresa. Sarà sostituito sotto la Mole da Maurizio Molinari, corrispondente di spicco (prima dagli Usa poi a Gerusalemme). Molinari sarà anche “direttore editoriale” di Itedi, la società che fa capo a Fca e che edita anche il Secolo XIX. E questa, in parte, è una sorpresa. Perché al fianco di Molinari ci sarà Massimo Russo, da pochi mesi arrivato a Torino da Wired: sarà condirettore.

E Massimo Gramellini? Quando è stata confermata la notizia dell'addio di Mauro e sono diventate insistenti le voci di un trasloco di Calabresi, il primo nome indicato per la Stampa pareva il suo. Se un giornalista è una firma fissa in prima pagina, ha fama ed è vicedirettore da dieci anni, è normale attendersi un passo in avanti.

Il passo c'è stato, ma forse non nella direzione sperata. Gramellini è stato nominato “direttore creativo” di Itedi, una figura inedita per il giornalismo italiano. Lasciare a Gramellini la poltrona di vice avrebbe comportato una quasi certa rottura (con il Corriere pronto a inserirsi). Ecco allora il nuovo incarico, che porta un triunvirato alla guida del giornale. Resta da capire come sarà modulto questo nuovo ruolo. Sarà cruciale per il giornale o è il classico caso di promoveatur ut amoveatur?       

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