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Meta, le ammissioni dell’ad di Instagram in tribunale: “Nascosti gli strumenti per tutelare i minori”

La situazione per la società di Zuckerberg ora si complica

Meta, le ammissioni dell’ad di Instagram in tribunale: “Nascosti gli strumenti per tutelare i minori”
zuckerberg

L’amministratore delegato di Instagram, Adam Mosseri, ha ammesso di aver nascosto lo scarsissimo utilizzo degli strumenti messi in campo per tutelare i minori che accedono alla rete sociale del gruppo Meta. La testimonianza del multimilionario è la prima a un alto dirigente del gruppo nel processo contro l’azienda in corso a Oakland. Il procedimento era stato avviato da quattro procuratori generali statunitensi a metà agosto e dovrebbe concludersi a fine settembre. I magistrati, che agiscono inoltre come osservatori per conto di altri 25 stati, stanno cercando di dimostrare che il gigante dei social media, con i suoi 3,6 miliardi di utenti giornalieri, ha falsamente assicurato ai genitori che Instagram e Facebook non creavano dipendenza né erano pericolosi per i minori. Anche il fondatore di Meta, Mark Zuckerberg, dovrebbe testimoniare ma la data della sua apparizione in tribunale non è ancora stata annunciata.

Per convincere gli otto giurati che i consumatori sono stati ingannati, l’accusa ha subito messo Mosseri di fronte al suo post del 7 dicembre 2021 nel quale l’ad, alla vigilia di una delicata audizione al Senato sulla salute mentale degli adolescenti, aveva decantato le prestazioni dei nuovi strumenti di sicurezza. La funzione “Fai una pausa”, che invitava gli utenti a “prendersi una pausa”, era un vero successo, aveva assicurato il dirigente, “una volta attivati ​​questi promemoria, oltre il 90% degli adolescenti li mantiene“. Meta sapeva “che erano in pochi” ad attivarla, ha ammesso Mosseri.

Ci ​​sono migliaia di statistiche di questo tipo; non le pubblichiamo tutte“, si è difeso il manager, “è emerso che la maggior parte degli adolescenti non lo voleva ma abbiamo deciso di andare avanti comunque” con l’attivazione automatica nel 2024. Da un rapporto interno del 2023, mostrato in tribunale, emerge però che Meta aveva limitato le notifiche che promuovevano questi strumenti “per minimizzare l’impatto sull’ecosistema”, in altre parole, sul tempo trascorso sull’app, i cui ricavi si basano principalmente sulla pubblicità.