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Spese con la carta aziendale Rai, Minzolini condannato

L'ex direttore del Tg1, Augusto Minzolini, e' stato condannato a due anni e mezzo di reclusione per peculato continuato in relazione all'uso improprio di una carta di credito assegnatagli dalla Rai durante il suo mandato. La sentenza e' dei giudici della terza sezione penale della corte d'appello di Roma che hanno cosi' cancellato l'assoluzione decisa dal tribunale il 14 febbraio 2013. L'attuale senatore di Forza Italia, al quale sono state concesse le attenuanti generiche, e' stato dichiarato interdetto dai pubblici uffici per l'intera durata della pena e condannato a risarcire i danni alla Rai (parte civile nel processo), da stabilire in separato giudizio.

Stando alle contestazioni avanzate dalla procura generale che aveva sollecitato una condanna a due anni di carcere, Minzolini avrebbe speso dal luglio 2009 al novembre 2010 quasi 70mila euro con la carta di credito aziendale, violando quanto previsto dal contratto di assunzione e il regolamento vigente. Quella carta venne assegnata all'allora direttore del Tg1 a seguito di un accordo in sede di trattativa stipulato con l'allora direttore generale della Rai, Mauro Masi. L'inchiesta della procura aveva preso il via dopo un esposto presentato nel marzo 2011 dall'Italia dei Valori. 

Rai: difesa Minzolini, sentenza ci lascia interdetti - "E' una sentenza che ci lascia interdetti". Gli avvocati Franco Coppi e Fabrizio Siggia commentano cosi' la condanna a due anni e mezzo di reclusione inflitta all'ex direttore del Tg1, Augusto Minzolini, per peculato in relazione all'utilizzo di una carta di credito che gli venne assegnata dalla Rai durante il suo mandato. "Alla lettura delle motivazioni, valuteremo se ricorrere in Cassazione - hanno aggiunto i due penalisti -. Troviamo insuperabili il profilo dell'elemento soggettivo e i tempi di contestazione della Rai".

In primo grado, Minzolini era stato assolto perche' il tribunale gli aveva riconosciuto la buona fede, considerati i rapporti con l'allora dg Mauro Masi, e tenuto conto della restituzione della somma oggetto di contestazione. Davanti ai giudici di appello, gli avvocati Coppi e Siggia hanno spiegato come questa carta di credito aziendale fosse "un mezzo agevolato di pagamento per ottenere il rimborso di spese sostenute per motivi di lavoro legate al ruolo di direttore ricoperto in quel periodo da Minzolini". Nessuna spesa personale, insomma, e' mai stata sostenuta con quella carta. Per i difensori, inoltre, "nel regolamento vigente non c'era alcuna indicazione su come andava giustificata e documentata ogni spesa. Lo dimostra il fatto che per diciotto mesi Minzolini si e' comportato in questo modo senza che nessuno in Rai abbia avuto qualcosa da ridire: le varie ricevute venivano spedite a Torino per il rimborso senza che nessuno abbia mai chiesto spiegazioni sulle persone frequentate da Minzolini in occasione di pranzi e cene e sulle circostanze nell'ambito delle quali avvenivano queste spese di rappresentanza".

Minzolini, sistema giudiziario volubile, no certezza diritto - "Sono allibito, senza parole, perplesso...per usare un eufemismo. Quello che mi colpisce e' la volubilita' del nostro sistema giudiziario. In questo Paese non c'e' certezza di diritto". Cosi' Augusto Minzolini, ex direttore del Tg1 e attualmente senatore, commenta la sentenza di condanna a due anni e mezzo per peculato continuato in relazione all'uso improprio di una carta di credito assegnatagli dalla Rai durante il suo mandato, inflitta oggi in secondo grado dai giudici della terza sezione penale della corte d'appello di Roma ribaltando l'assoluzione in primo grado del febbraio 2013. A sostengo della tesi della "volubilita'" del sistema giudiziario, Minzolini sottolinea che in primo grado anche la Corte dei Conti e il giudice del lavoro - per le specifiche competenze - gli avevano dato ragione, "mentre in appello addirittura ti infliggono piu' di quanto la stessa accusa abbia richiesto". L'ex direttore del Tg1 ha quindi preannunciato ricorso in Cassazione.

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