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Il business della musica torna a crescere. E' la prima volta, da quando il boom del web iniziò gradualmente a erodere fatturati alle case discografiche, nell'ormai lontano 1999. Non a caso, l'anno in cui nacque Napster, che all'epoca rappresentava praticamente l'unica possibilità per scaricare musica digitale. Peccato che farlo fosse illegale. Nel 2012, secondo i dati diffusi dalla Federazione internazionale dell'industria fonografica (IFPI), i ricavi a livello globale sono cresciti a 16,5 miliardi di dollari rispetto ai 16,4 miliardi del 2011. Certo, si tratta solo di un +0,3%, ma è quel segno più a scatenare gli entusiasmi degli operatori del settore.

Operatori che raccolgono i frutti del lavoro fatto negli ultimi anni, da quando cioé hanno iniziato a sfruttare le potenzialità della rete anziché limitarsi a demonizzarla come veicolo di pirateria. Lo stesso presidente dell'IFPI, Frances Moore, ha detto che la ripresa è dovuta "all'industria della musica che ha saputo adattarsi al mondo di internet".

E infatti l'anno scorso il fatturato generato dalla rete è cresciuto del 9%, raggiungendo il 34% del business complessivo dell'industria musicale mondiale. Cresce l'apporto delle piattaforme per la vendita di musica online, da iTunes di Apple ad Amazon Mp3 Shop passando per Google Play, si moltiplicano gli abbonati (a pagamento) a servizi di streaming come Spotify e Deezer, mentre "solo" il 32% dei navigatori scarica regolarmente brani "piratati", e quindi illegali. Una quota tutt'altro che irrilevante, ma in netto calo rispetto al recente passato, a dimostrazione che la pirateria si combatte tanto con gli avvocati quanti offrendo agli utenti metodi semplici ed economici per acquistare musica "legale" o per ascoltarla gratuitamente ma "regolarmente" (YouTube o la versione free di Spotify girano alle case discografiche una parte dei proventi derivanti dalla pubblicità).

A confermare questa tesi è la crescita dei paesi in cui sono disponibili servizi di musica online "legale": nel 2011 erano solo 23, oggi più di 100. E in alcuni paesi più all'avanguardia in questo campo - come Stati Uniti, Norvegia, Svezia e India - le vendite digitali di musica hanno superato quelle fisiche.

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