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E sulla terrazza di piazza Duomo si accese il carisma del nuovo Affaritaliani.it
Angioletto
 

Un grande successo giovedì sera a piazza Duomo, 21 sulla splendida terrazza della Town House della AlessandroRosso Group, sotto la luna, con vista sulle guglie luminose e sulla Madonnina.

Uno scenario suggestivo, benedetto da un meteo finalmente amico. Un concentrato di milanesità ben mixato con un luogo elegantissimo e futuribile, di grande sobrietà meneghina. Lo scenario giusto per la presentazione della nuova veste grafica di Affaritaliani.it, ponte tra vecchio e nuovo, cambiamento nella continuità e nella disruption.

C'era, ampiamente rappresentato, il meglio del mondo della comunicazione, dell'advertising, dei centri media e degli investitori pubblicitari, su cui avevamo focalizzato l'evento. Ma anche l'editoria, il giornalismo, l'imprenditoria, le istituzioni, i carabinieri, le banche, le assicurazioni, le utilities, il clero, la moda, il design, l'arte, la cultura, l'accademia, la ricerca.

Grande allegria, stimolata dall'ottimo vino di Aneri. Grande voglia di ritrovarsi, condividere e ripartire. Trovando punti di riferimento comuni, come appunto può essere un giornale. Dentro un'Italia spogliata, depredata, fiaccata e messa in ginocchio dal malgoverno e dall'occupazione della Casta, politica, burocratica, imprenditoriale, istituzionale. E tuttavia desiderosa, specie nelle nuove generazioni, di battere un colpo per uscire dalla depressione e riprendere nel mondo il suo posto di quinta potenza industriale, patria del diritto, fabbrica di creatività e spirito imprenditoriale, parco archeologico e scientifico, museo e biblioteca culturale planetaria.

Quell'Italia che apprezza il valore della libera informazione, scevra da interessi lobbistici ed extraeditoriali. E che trova tutti i giorni nell'informazione completa e croccante di Affaritaliani.it non solo il  suo giornale, ma anche una bussola e una guida dentro un'attualità sempre più complessa e dentro un sistema informativo inquinato e spesso ridondante e rumoroso, che non sempre dice la verità (o non la dice tutta) e produce disorientamento e disordine cognitivo nella pubblica opinione.

"Dicevamo proprio oggi in un meeting degli industriali della moda che si sente ormai anche tra di noi, indilazionabile, il bisogno di giornali non schierati, non interessati, non coinvolti nelle beghe e nelle contrapposizioni", mi diceva il presidente di Pitti Immagine Gaetano Marzotto venuto come tanti a incoraggiarci e stimolarci.

Una testimonanza pregevole, un primo vagito di resipiscenza e pentimento proveniente dall'interno di quel sistema e di quella classe dirigente che, dopo aver fagocitato, aggredito e occupato aziende editoriali e presidi di libertà in una logica lobbistica e di scontro di poteri, oggi piange l'assenza degli editori puri, dibattendosi nel cul de sac del corto circuito informativo che essa stessa ha prodotto.

Noi ci siamo e col nuovo Affaritaliani.it, ormai adulto e maggiorenne, andiamo avanti. Da oggi con nuova lena, confortati dal sorriso, dalla simpatia e dall'amicizia di tanti italiani seri e impegnati che non vogliono rassegnarsi alla deriva, che sostengono la qualità e il merito, il cambiamento e la discontinuità, ma anche la responsabilità, il rispetto e il decoro,  la competizione, il libero mercato, le nuove idee, la sfida.

Grazie a tutti... andiamo avanti con la consapevolezza del nostro ruolo e del nostro carisma, ora riconosciuto da quella folla di italiani, 8 milioni, risultati nostri lettori abituali, come ha certificato l'autorevolissima Ispo. 

Con una chicca della bella serata di ieri, un regalo trovato stamane all'alba nella mia email. Una bella ed eloquente intervista fatta ieri sera durante l'evento al nostro columnist, il grande Giorgio Forattini, cui mi legano i capelli bianchi e l'intolleranza verso la censura. L'ha realizzata Claudio Bernieri, un collega che come me ha imparato il mestiere alla bottega del grande Lamberto Sechi. Il maestro inventore di quel giornale davvero unico che fu Panorama, di cui Affaritaliani.it era la sezione principale e ora vuol esserne l'erede.
 

Un nuovo abito di società, per un giornale maggiorenne. Di Angelo Maria Perrino

 

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