Altro che questioni normative. Dietro gli ostacoli alla fusione tra Publicis e Omnicom ci sarebbero gli attriti tra gli uomini forti dei due gruppi, Maurice Lévy e John Wren. Ma andiamo con ordine.
I due colossi della pubblicità hanno anunciato la fusione nel luglio del 2013. La chiusura dell’operazione, prevista per il primo trimestre 2014, è slittata. A gennaio, con il via libera dell’antitrust europeo, l’accelerazione. Certo, mancava il sì delle autorità cinesi. Ma tutto sembrava fatto. E invece no. Il 23 aprile l’Olanda, Paese scelto per la residenza fiscale, blocca l’operazione. “Un problema del tutto inaspettato”, secondo l’amministratore delegato di Omnicom, John Wren.
L’intoppo c’è: in tempi di austerità, anche i Paesi con politiche fiscali più accomodanti vogliono vederci chiaro. Fonti vicine alla vicenda parlano però di problemi superabili. I cavilli normativi sarebbero poco più che un pretesto, dietro il quale si nasconde uno scontro tra Lévy e Wren. La fusione tra pari si sta rivelando più comlpessa del previsto. La gestione e le scelte non possono essere sempre condivise, ma né Publicis né Omnicom accettano che a guidare sia la controparte. Il primo nodo è la designazione del nuovo Cfo. Publicis spinge per Jean Michel Etienne, Omnicom preferisce Randall Weisenburger.

