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Palinsesti La7, Cairo ad Affaritaliani: “Io sindaco di Milano? I sondaggi li ho già fatti, ma la politica è molto complicata”

Ai nostri microfoni il patron di La7 durante la presentazione dei palinsesti della sua rete

Palinsesti La7, Cairo ad Affaritaliani: “Io sindaco di Milano? I sondaggi li ho già fatti, ma la politica è molto complicata”

Urbano Cairo alla presentazione dei palinsesti La7

Affaritaliani intercetta Urbano Cairo, il patron di La7, alla presentazione dei palinsesti per la prossima stagione televisiva. Il focus è su due punti: il recente investimento in Prima Comunicazione e la possibilità di candidarsi come nuovo sindaco della città di Milano. Sulla prima questione ai nostri microfoni spiega: “Ero già socio dal 1996, forse anche da prima, con una quota molto piccola, intorno all’1%. Oggi abbiamo aumentato la nostra partecipazione fino al 14%. C’è una grande amicizia con Alessandra e con il gruppo editoriale e, quando si è presentata questa opportunità, l’abbiamo colta. Siamo però azionisti dormienti e silenti: non abbiamo alcun ruolo nella gestione né alcuna voce in capitolo”.

Sulla possibilità di diventare il nuovo sindaco della città di Milano, Cairo risponde invece con una battuta: “Sì, è quello che sto pensando di fare. Sto cercando qualcuno che compri tutto e poi…”. Quindi entra nel merito del rapporto tra imprenditoria e politica: “Perché no? La politica, però, è una cosa complicata”. L’editore cita quindi il libro L’ora dei predatori di Giuliano da Empoli, soffermandosi su un passaggio che lo ha colpito. “Molti imprenditori, professori o intellettuali criticano chi governa, convinti che farebbero meglio. Poi fanno dei sondaggi su di loro (li hanno fatti anche su di me) e ottengono dei buoni risultati. E vedendo che sono apprezzati come imprenditori, nasce in loro la tentazione di entrare in politica. Ma quando lo fanno si accorgono che, a differenza dell’impresa, dove il terreno di gioco è chiaro e definito, la politica è un campo completamente diverso”.

Cairo prosegue spiegando che, in un’azienda, le regole sono note: “Bisogna sviluppare prodotti, condividere i costi, assumere persone capaci, motivare i collaboratori, investire sui giovani e cogliere le opportunità. Il perimetro è chiaro. In politica, invece, il terreno di gioco è molto più nebuloso“. A sostegno della sua riflessione legge un altro passaggio del libro: “Quanti facoltosi imprenditori, tecnocrati, intellettuali e premi Nobel abbiamo visto infliggersi obbligazioni nel tentativo di versare i loro trionfi professionali nell’arena politica? Cominciano tutti allo stesso modo: gonfi d’orgoglio, convinti di aver fatto il più, imponendosi con le loro capacità in ambiti altamente competitivi: il mondo degli affari, le organizzazioni internazionali, il mondo della cultura e scienza. Che cosa volete che sia la politica in confronto? Una accozzaglia di personaggi in cerca d’autore, senza un mestiere, senza competenze, a malapena in grado di mettere due parole in fila“.

E ancora: “Nessuna persona sana di mente si mischierebbe a quella gente, ma loro hanno deciso che è arrivato il momento di rialzare il livello. Dopotutto, se quelli bravi restano fuori dall’arena, le cose non miglioreranno mai, no? Così iniziano a sondare il terreno, rilasciano interviste, raccolgono le loro idee in un libro, creano un think tank o accettano direttamente il titolo di un partito a candidarsi all’edizione.
Poi però a un certo punto fanno una terribile scoperta. È tutto molto più difficile di quanto pensassero. Non perché il campo pulluli di chissà quali geni, ma perché non c’è nessun campo, non ci sono regole e nemmeno punti di riferimento stabili, eppure esiste un gioco a cui moltissimi hanno accesso
“. Conclude quindi con un sorriso: “Bello, no?”.

Spazio poi anche al calcio. In merito all’ultimo caso che si è abbattuto sui Mondiali, Cairo dichiara: “L’annullamento della squalifica di Balogun da parte della Fifa? Una vergogna, una scelta che ha avuto tra l’altro l’effetto opposto: ha caricato il Belgio che ha asfaltato gli Usa”.

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