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Mondiali 2026, caso Balogun: Trump ha chiamato Infantino? Cosa c’è dietro la squalifica congelata. Bufera sulla Fifa

Caso Balogun, dietro la squalifica congelata spuntano telefonate di Trump a Infantino e avvocati vicini alla Casa Bianca

Mondiali 2026, caso Balogun: Trump ha chiamato Infantino? Cosa c’è dietro la squalifica congelata. Bufera sulla Fifa
Donald Trump e Gianni infantino – Mondiali 2026 Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

La squalifica di Folarin Balogun doveva tenerlo fuori da Usa-Belgio. La Fifa l’ha congelata per un anno e il caso è uscito dal campo: Trump avrebbe chiamato Infantino, mentre legali vicini alla Casa Bianca cercavano una strada per ribaltare il rosso.

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Il caso Folarin Balogun comincia con un cartellino rosso e finisce in una storia di intrighi e giochi di potere con protagonisti: Donald Trump, Gianni Infantino, avvocati vicini alla Casa Bianca, proteste del Belgio e un comunicato durissimo della Uefa contro la Fifa.

L’attaccante degli Stati Uniti era stato espulso il 1 luglio a Santa Clara, nei sedicesimi del Mondiale 2026 contro la Bosnia-Erzegovina. Aveva segnato il gol dell’1-0, poi nella ripresa l’arbitro brasiliano Raphael Claus, dopo revisione al Var, gli aveva mostrato il rosso diretto per un intervento giudicato da condotta violenta su Tarik Muharemović. La squalifica automatica di una giornata avrebbe dovuto escluderlo dall’ottavo contro il Belgio. La Fifa ha invece sospeso la sanzione per un anno di prova, permettendo a Balogun di essere disponibile per la partita. Se il giocatore commetterà una nuova infrazione simile nel periodo indicato, la squalifica tornerà applicabile.

Secondo il New York Times, poche ore dopo la partita Trump avrebbe telefonato personalmente a Infantino per chiedere di riconsiderare la squalifica. Nella stessa telefonata avrebbe chiesto spiegazioni sul cartellino rosso e richiamato vecchie accuse di presunto match-fixing rivolte all’arbitro Raphael Claus. Accuse mai dimostrate né dalla Fifa né dalle autorità brasiliane. Secondo il Wall Street Journal, Trump avrebbe incaricato il segretario al Commercio Howard Lutnick e Andrew Giuliani, direttore esecutivo della White House Task Force per il Mondiale 2026, di mettere insieme una squadra di avvocati, compresi legali esterni all’amministrazione, per aiutare la federazione statunitense. Il lavoro dei legali avrebbe prodotto un memorandum di tre pagine. Il documento, secondo le ricostruzioni, cercava punti di appoggio nel regolamento: l’uso dello slow motion nella revisione Var, l’ambiguità delle norme sulle espulsioni e anche la possibilità di rivolgersi al Tribunale Arbitrale dello Sport, sostenendo i “diritti degli Stati Uniti come nazione ospitante”.

La palla è poi passata dalla Fifa. Il Comitato Disciplinare ha applicato l’articolo 27 del Codice disciplinare e ha sospeso l’esecuzione della squalifica. La decisione ha prodotto un effetto immediato: Balogun può giocare contro il Belgio, nonostante il rosso ricevuto contro la Bosnia-Erzegovina.

Dopo il verdetto, secondo il New York Times, Trump avrebbe richiamato Infantino e definito quella della Fifa “la decisione giusta”. Nella stessa giornata avrebbe telefonato anche al ct degli Stati Uniti, Mauricio Pochettino, per augurare buona fortuna alla squadra. In conferenza stampa Pochettino ha risposto così alle polemiche: “Non siamo i cattivi”. La Fifa respinge l’ipotesi di interferenze politiche. A Politico ha ribadito che la decisione è stata presa da una commissione disciplinare indipendente. L’organizzazione non ha però smentito né confermato le telefonate tra Trump e Infantino.

Il Belgio ha reagito con rabbia. La federazione belga ha definito la decisione “sbalorditiva” e in contrasto con il regolamento illustrato alle squadre prima dell’inizio del torneo. Bruxelles valuta tutte le iniziative possibili, anche perché Balogun è uno degli uomini più pericolosi degli Stati Uniti e il suo recupero cambia il peso offensivo della squadra di Pochettino.

La Uefa ha trasformato il caso in uno scontro istituzionale. L’organismo europeo ha accusato la Fifa di aver oltrepassato un limite, perché la squalifica automatica dopo un rosso non dovrebbe diventare una scelta discrezionale durante un torneo. Per la Uefa il precedente mette a rischio l’integrità del gioco e la credibilità della competizione. Il caso Balogun resta quindi sospeso tra regolamento e politica. Gli Stati Uniti recuperano il loro attaccante per l’ottavo contro il Belgio. La Fifa difende l’autonomia del proprio comitato disciplinare. La Uefa e il Belgio chiedono perché un cartellino rosso, in pieno Mondiale, sia stato trattato in modo diverso dagli altri.

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