L’editoria italiana sta cambiando pelle. Non basta più porsi l’annosa questione se un giornale sia di destra, di sinistra, liberal o moderato. Bisogna porre l’attenzione su dinamiche più sottili e delicate e chiedersi: chi orienta oggi il racconto pubblico? La risposta, gioco forza passa dalle proprietà, dalle scelte dei direttori.
Nel primo capitolo di questa mappa del racconto pubblico partiamo dai quotidiani mainstream: La Repubblica, Corriere della Sera, Sole 24 Ore e Messaggero. Testate diverse, pubblici diversi, interessi diversi. Ma tutte, in modi differenti, parlano a un pezzo del sistema: politica, imprese, finanza, ministeri, territori, elettori, classe dirigente e potere economico.
Il punto di partenza è il risiko degli ultimi mesi. La galassia GEDI si è spezzata: Repubblica è finita nell’orbita greca di Antenna Group, mentre La Stampa è uscita dal controllo GEDI ed è passata sotto la maggioranza del gruppo SAE. Ma quella è un’altra storia, che riguarda il mondo liberal-progressista vicino alla sinistra e che sarà al centro del prossimo capitolo.
La Repubblica: il progressismo cambia padrone
Repubblica resta la testata simbolo dell’area progressista, oggi guidata da Mario Orfeo. Ma il passaggio di proprietà apre una nuova fase, in cui peseranno (e non poco) le prossime scelte. Per anni è stato il giornale dell’anti-berlusconismo, del centrosinistra largo, della borghesia progressista, dell’europeismo, dei diritti, dell’opposizione culturale alla destra.
Negli ultimi anni, però, quel profilo è progressivamente cambiato, oggi ancora di più con l’arrivo di Theodore Kyriakou e di Antenna Group, un editore internazionale che, per usare un eufemismo, è lontanuccio dalla tradizione politico-culturale in cui il quotidiano era cresciuto; non di certo un esponente della sinistra radicale, per dirla tutta. Bisognerà capire quanto del suo vecchio riflesso identitario resterà con il nuovo gruppo che ragiona maggiormente secondo logiche industriali e nuovi obiettivi di prodotto.
Il Corriere della Sera: il centro del sistema
Il Corriere della Sera resta il centro del sistema. Non per forza deve essere liquidato come giornale “meno schierato”. La sua identità però è un’altra: parlare contemporaneamente su più tavoli e a più interlocutori senza il peso dell’etichetta. Diretto da Luciano Fontana, con Barbara Stefanelli e Fiorenza Sarzanini come condirettrici, il Corriere continua a occupare lo spazio in cui il potere italiano si riconosce, si misura e spesso si parla.
Il Sole 24Ore: il giornale dei soldi e degli interessi economici
Il Sole 24 Ore appartiene a un altro albero genealogico. Non va letto con la lente della politica quotidiana, ma con quella degli interessi economici. È il giornale delle imprese, dei mercati, delle professioni, dell’industria, dell’energia, delle banche e del mondo produttivo. Con Confindustria come azionista principale, il Sole, non è un segreto, resta un pezzo centrale dell’agenda economica nazionale.
Il Messaggero: il potere romano parla da qui
Su Roma, Il Messaggero, diretto da Roberto Napoletano è sotto la campana del gruppo Caltagirone, che, come risaputo, non è un semplice editore; è un attore economico, finanziario e infrastrutturale. Il quotidiano romano si pone come giornale di territorio, ma anche come terminale di un pezzo importante del potere economico della capitale e di riflesso nazionale. Per questo il quotidiano romano va inserito nel suo contesto naturale: la Capitale, i ministeri, il Campidoglio, le partecipate, le grandi opere, il Vaticano e i palazzi della politica. Il Messaggero parla a Roma e, attraverso Roma, a un pezzo del potere nazionale.
Così il nuovo risiko dell’editoria non riguarda esclusivamente editori e direttori. Diventa una mappa riconoscibile di come si orienta il racconto dell’informazione nello stivale. La domanda, allora, non è più soltanto da che parte stanno i giornali. La domanda è: chi orienta oggi il racconto pubblico in Italia? Qual è il vero percorso dell’informazione?

