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Ranucci al pubblico: “Forse è il mio ultimo spettacolo da conduttore di Report”

Il giornalista: “Il mio interesse è che la giustizia vada fino in fondo”

Ranucci al pubblico: “Forse è il mio ultimo spettacolo da conduttore di Report”
Ranucci

Continuano le riunioni dei vertici Rai sulla vicenda che riguarda Sigfrido Ranucci e la conduzione di Report. Secondo quanto si apprende, ai piani alti si stanno valutando tutti gli aspetti per evitare eventuali cause di lavoro. Le riunioni – dell’ad Giampaolo Rossi con il direttore Affari legali, Francesco Spadafora, e il direttore delle risorse umane, Felice Ventura – servono, sempre secondo quanto si apprende, anche a valutare un ruolo per Ranucci che sia in linea con la sua qualifica. La decisione dovrebbe arrivare entro questa settimana.

“Vi ringrazio di aver scelto di essere qui stasera con me a Cerveteri, potrebbe essere l’ultimo spettacolo da conduttore di Report“, lo ha detto Sigfrido Ranucci aprendo a Cerveteri il suo spettacolo “Diario di un trapezista”. La folla ha risposto urlando “No” e “Resisti”. “Io sono nato in Rai e il mio sogno sarebbe stato quello di finire in Rai, continuando a condurre e soprattutto continuando a far crescere una squadra che ha già delle qualità importanti: quindi non vedo perché bisognerebbe ricorrere a delle figure esterne”. Lo ha affermato il giornalista Sigfrido Ranucci a margine del suo spettacolo “Diario di un trapezista” a Cerveteri, rispondendo ai cronisti che gli chiedevano sul future di Report.

Chi arrivasse da fuori, ha spiegato Ranucci, non avrebbe “la memoria di Report, perché condurre la trasmissione non è semplicemente esserne il volto. Condurre Report significa avere memoria, avere capacità di individuare argomenti che reggono dopo 3-4 mesi, avere la capacità di conoscere il palinsesto e il confronto in prima serata, che è uno scenario competitivo molto, molto difficoltoso”. Il conduttore ha infine rimarcato la complessità della gestione del gruppo di lavoro: “Significa avere la capacità di gestire una squadra di 30, 40 persone con le loro anime, con le diversità, rispettando le loro sensibilità che non sono sempre le mie. A me sembra di aver condotto delle inchieste anche quando non le condividevo dal punto di vista dello spirito e dell’approccio, come se fossero la cosa migliore da vendere, nel rispetto dell’autore che le aveva confezionate”, ha concluso.

Niente domanda sull’inchiesta giudiziaria. Siccome la bomba l’hanno messa a casa mia e dove c’era mia figlia i ho interesse che la giustizia vada avanti e fino in fondo, quindi non do informazioni che riguardano l’inchiesta giudiziaria. Io rispondo ai magistrati”, lo ha detto Sigfrido Ranucci a margine del suo spettacolo “Diario di un trapezista” a Cerveteri parlando dell’inchiesta giudiziaria a proposito dell’attentato subito lo scorso ottobre.

Spiegherò agli inquirenti. Se avessi percepito un rischio vero dalle parole di Lavitola l’avrei denunciato. Ho sempre denunciato anche cose che riguardavano me. Voi siete padroni di fare tutti i collegamenti che volete. Io quello che ho da dire, per rispetto ai magistrati, lo dirò loro”. Cosi’ Sigfrido Ranucci ha replicato alle domande dei giornalisti sulla presunta omissione di dettagli agli inquirenti sugli avvertimenti ricevuti da Lavitola su un possibile attentato a margine del suo spettacolo a Cerveteri. Rispondendo alle contestazioni sulle amicizie con soggetti controversi come Lavitola, ha aggiunto: “Se non l’avessi ammessa, sarebbero usciti gli atti e sarebbe emersa l’amicizia. Ma che vi devo dire? Non c’erano degli elementi precisi. Io non sono puro, io sono abituato a guardare le grandi città, le più belle città, dalle grate di un tombino, perché faccio questo. Se potessi andrei a cena con Totò Riina“, ha concluso.