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Gazzetta in via Rizzoli entro l'anno: redazione di nuovo in sciopero

Domani, 7 febbraio, la Gazzetta dello Sport non sarà in edicola e il sito internet non sarà aggiornato. La redazione ha votato un altro giorno di sciopero, dopo quello del 27 gennaio. Allora i giornalisti avevano incrociato le braccia contro Gazza Bet, la nuova iniziativa del gruppo che mira a entrare nel mercato delle scommesse sportive. Questa volta la ragione è invece il trasferimento entro l'anno della redazione dal centro di Milano a via Rizzoli. “Ancora una volta tocca ai giornalisti e ai poligrafici di questo giornale pagare il prezzo di scelte aziendali scriteriate”, scrive il Cdr. Questo il comunicato del comitato di redazione:

Cari lettori,

domani non troverete in edicola la Gazzetta dello Sport e per tutta la giornata il sito Gazzetta.it non verrà aggiornato, mentre la diretta delle partite andrà in onda senza commento. La redazione ha votato un nuovo giorno di sciopero e il ripristino dello stato di agitazione dopo la scelta comunicata dall’azienda di trasferire entro l’anno la sede centrale del giornale in via Rizzoli. Solo l’ultima di una serie di decisioni prese in modo unilaterale, senza tenere conto delle esigenze della redazione. È accaduto esattamente quanto temevamo già nei giorni della vendita, anzi della svendita dell’immobile storico di via Solferino: ancora una volta tocca ai giornalisti e ai poligrafici di questo giornale pagare il prezzo di scelte aziendali scriteriate. A settembre, quando rappresentammo al management di Rcs le nostre fondate preoccupazioni per la cessione della storica sede al fondo Blackstone, l’a.d. Pietro Scott Jovane si impegnò pubblicamente a mantenere tutte le unità produttive del gruppo in via Solferino. Solo cinque mesi dopo dobbiamo constatare che anche questo impegno è stato disatteso, e proprio pochi giorni dopo il nostro sciopero contro GazzaBet. Solo la Gazzetta dello Sport, infatti, dovrà cambiare casa, mentre il Corriere della Sera resterà dov’è. Nulla contro i nostri colleghi, ma è il segno evidente che per l’editore ci sono testate e giornalisti di Serie A e altri di B. Questa disparità di trattamento non ci stupisce, i colleghi dei Periodici da tempo ne fanno le spese, considerati brutalmente degli «esuberi» da un editore che pensa solo a tagliare i costi e non mostra interesse alla qualità dei suoi giornali.

Sia chiaro, cari lettori, che non stiamo difendendo un mero privilegio. La vendita della sede e lo spostamento della redazione sono un colpo al prestigio e alla storia del giornale, ma si inseriscono in un quadro ben più ampio e fosco. In gioco c’è lo stato delle nostre relazioni sindacali, il fatto che l’azienda da tempo metta la redazione di fronte a fatti compiuti. Il 2013 per la Gazzetta si è chiuso con la firma di un piano anti-crisi che prevede nel prossimo biennio l’uscita di 19 colleghi e ha introdotto, per la prima volta, la cassa integrazione. Poi, nell’ultimo mese questa azienda ci ha comunicato, e in modo del tutto unilaterale: la chiusura dell’edizione cartacea Campania, senza prevedere il suo immediato passaggio all’on line (che pure era stato garantito anche dalla Direzione); l’annuncio del varo di GazzaBet, un’operazione eticamente inaccettabile che sfrutterà il nostro marchio per mettere in piedi un’agenzia di scommesse sportive; l’intenzione di appaltare parte dell’informazione del nuovo Gazzetta.it a siti internet estranei al gruppo, togliendoci di fatto parte del nostro lavoro quotidiano; nuovi tagli a collaborazioni e spese di trasferta. Il tutto nonostante i conti della Gazzetta, anche nel 2013, abbiano chiuso in attivo e il giornale si sia confermato, proprio ieri, il più letto d’Italia. Scelte necessarie, secondo l’azienda, a contrastare il calo dei ricavi pubblicitari, e adeguatamente compensate, sempre secondo l’editore, dagli investimenti (pochi, in realtà) stanziati per il nuovo sito e l’edizione digitale della Gazzetta. Troppo poco, secondo noi, per compensare la voragine creata dall’operazione Recoletos e il buco, improvviso, scoperto nei conti di Rcs Sport. Lo ribadiamo ancora una volta: se l’intenzione di Scott Jovane e degli azionisti è far pagare ai giornalisti le scelte errate dei manager, noi non ci stiamo.

E a questo punto, se lo stato delle relazioni sindacali è quello che vi abbiamo descritto, ricordiamo ad azienda e direzione che ogni iniziativa di marketing va preventivamente comunicata alla redazione e non deve inficiare la credibilità del nostro lavoro. Né saranno ammesse, nell’applicazione della verticalizzazione della redazione e in previsione della nuova organizzazione di lavoro, violazioni, seppure lievi, di quanto il contratto nazionale di lavoro stabilisce a tutela della dignità e della professionalità dei giornalisti.

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