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Sharon Stone: “Dopo l’ictus sono morta e rinata nel mio corpo”

Sharon Stone, attualmente a Roma per il summit dei Premi Nobel racconta l’emorragia cerebrale del 2001: “Mi sono reincarnata nel mio corpo”

Sharon Stone: “Dopo l’ictus sono morta e rinata nel mio corpo”
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Sharon Stone descrive l’ictus che la colpì nel 2001 come una morte seguita da un ritorno alla vita. L’attrice, oggi a Roma per l’assemblea internazionale dedicata all’intelligenza artificiale e alle armi nucleari, racconta come quell’esperienza abbia cambiato il rapporto con il tempo, il lavoro e la famiglia.

Sharon Stone: “Mi sono reincarnata nel mio corpo”

“Morire è un’esperienza che apre gli occhi. Non a tutti è data la possibilità di reincarnarsi nel proprio corpo e nella propria vita e continuare il cammino. A me è successo”. Sharon Stone ha ricordato così la grave emergenza sanitaria vissuta nel settembre 2001. L’attrice ha spiegato che la malattia modificò in modo permanente le sue priorità e il modo di osservare ciò che le accadeva intorno.

“Si impara a restare nel presente, nel caso dovesse accadere di nuovo”, ha aggiunto nell’intervista ripresa dal Fatto Quotidiano.

Le parole usate dall’attrice descrivono una percezione personale legata all’esperienza vicina alla morte. Dal punto di vista clinico, Stone fu colpita da un’emorragia subaracnoidea causata dalla rottura di un’arteria vertebrale. Il sanguinamento avvenne nello spazio tra il cervello e una delle membrane che lo rivestono.

Sharon Stone: emorragia cerebrale e la lunga riabilitazione

Sharon Stone aveva 43 anni quando venne ricoverata. Secondo quanto raccontato successivamente dall’attrice, il sanguinamento cerebrale proseguì per nove giorni e i medici le attribuirono possibilità di sopravvivenza molto basse.

Il trattamento richiese una procedura endovascolare per bloccare il flusso di sangue nell’arteria lesionata. Stone affrontò quindi un lungo periodo di recupero, durante il quale ebbe difficoltà fisiche, cognitive e visive.

L’attrice si allontanò dai set e impiegò anni per ricostruire la propria quotidianità. Ha raccontato di aver dovuto recuperare capacità che prima considerava automatiche e di essersi sentita esclusa da Hollywood dopo la malattia.

La riduzione delle offerte professionali ebbe conseguenze economiche e personali. L’attrice di Basic Instinct ha riferito di aver perso gran parte dei propri risparmi durante il periodo in cui non riusciva a seguire direttamente i suoi affari.

Negli anni successivi è tornata a recitare, affiancando al cinema la pittura. Le condizioni di salute hanno rallentato il lavoro sullo schermo, mentre l’arte è diventata una parte stabile della sua attività.

Sharon Stone a Roma per il summit sulla pace

Le nuove dichiarazioni arrivano durante la presenza di Sharon Stone a Roma per la Global Nobel Laureates Assembly on Artificial Intelligence and Nuclear War.

L’incontro si è svolto dal 14 al 16 luglio tra il Borgo Laudato Si’ di Castel Gandolfo e il Campidoglio. Ha riunito oltre 200 partecipanti, tra premi Nobel, studiosi, ex capi di Stato, rappresentanti religiosi ed esperti di intelligenza artificiale.

Stone ha partecipato come portavoce e ambasciatrice della fondazione Magnifica Humanitas e come madrina della cerimonia conclusiva. L’attrice ha motivato il proprio impegno anche attraverso il ruolo di madre di tre figli.

I lavori hanno affrontato i rischi collegati all’uso militare dell’intelligenza artificiale, alla proliferazione nucleare e alla mancanza di regole condivise sulle tecnologie emergenti. La conclusione è stata affidata alla Dichiarazione di Roma per una pace disarmata e disarmante.

Per Stone, la riflessione sui pericoli globali passa dalla consapevolezza maturata dopo la malattia. La possibilità di continuare a vivere, ha spiegato, l’ha portata a concentrarsi sul presente e sulle responsabilità verso le generazioni più giovani.

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