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"Rai, a rischio il servizio pubblico". Sforbiciata sul budget dei mondiali

Il governo Renzi ha imposto tagli in casa Rai. Il direttore generale, Luigi Gubitosi, è di fatto costretto a reinventarsi nel giro di un mese un nuovo piano industriale lacrime e sangue. E i dipendenti del servizio pubblico non l'hanno presa bene.  

Nel decreto "spending review", quello degli 80 euro in buasta paga, l'esecutivo ha deciso di tagliare 150 milioni, cui vanno aggiunti ulteriori riduzioni dei costi operativi del 2,5% (pari a circa 50 milioni). Di colpo, il bilancio Rai si è ritrovato con 200 milioni in meno. I sindacati descrivono come "devastanti" gli effetti sull'occupazione, a tal punto da "mettere a rischio il servizio pubblico". Ma c'è di più. In un incontro tenuto con i vertici del gruppo, è emerso che, oltre alla vendita del 40% di Raiway, sarebbero previsti "tagli sul perimetro produttivo dell’azienda". La sforbiciata colpirebbe tutte le aree: "News, offerta canali, produzione, sedi regionali e area corporate", scrivono i sindacati.

I risparmi partono subito, dal mondiale brasiliano. Il budget per la spedizione dovrebbero passare da 8 a 3 milioni. Meno studi in affitto oltreoceano, meno inviati (una decina) sul posto. Il resto della truppa commenterà le partite da Saxa Rubra, Roma. Tutto ridotto all'osso. In attesa di capire quali saranno i settori più colpiti, a partire da Raicinema e Raifiction. 

Per impedire il taglio, la soluzione è solo una: il governo dovrebbe recuperare risorse dall'evasione fiscale. Il decreto, infatti, impone una trattenuta di 150 milioni sulla raccolta complessiva del canone, fino a ora trasferito integralmente a viale Mazzini. Se lo Stato riuscisse a recuperare 150-200 milioni, la Rai sarebbe in pari. Ma al momento non è stata prevista alcuna misura speciale indirizzata a beccari i furbi.

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