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MediaTech
Tim-Dazn, divorzio in vista: Labriola cerca l'accordo con Sky e Amazon

Tim verso l'addio a Dazn, pesa il crollo degli ascolti della Serie A (-30%) e gli obiettivi mancati in termini di abbonati

Pietro Labriola vuole il divorzio da Dazn, rompendo così un matrimonio contratto dall’ex amministratore delegato di Tim Luigi Gubitosi. La causa? Non ce n’è solo una, ma a gravare particolarmente sulla situazione economica della società sono il crollo degli spettatori del servizio streaming londinese (circa 70 milioni in meno nel 2020/21, nel mondo) e quello degli ascolti totali della Serie A (-30%). Insomma, un vero e proprio bagno di sangue. In questo momento, dunque, i consulenti di Tim sarebbero in pista per rompere il binomio con Dazn nel tentativo alleggerire le casse dell'azienda.

L'ultima stagione, emozionante soprattutto per i tifosi di Milan e Inter, per quanto combattuta fino all'ultima partita ha registrato un rovinoso crollo in termini di ascolti. E la colpa, in buona parte, sarebbe proprio di Dazn e della sua “intolleranza” alla rilevazione degli ascolti stessi. Problema, comunque, che condivide con gli altri Over-the-Top (tutti i servizi in streaming a pagamento), da Disney a Netflix fino ad Amazon Prime, ma che rende ancora più complicato capire quanto possano davvero costare le sette partite a settimana che Tim e Dazn si sono aggiudicate in esclusiva investendo ben 840 milioni di euro l'anno per il triennio 2021-2024.

L'accordo con Dazn, firmato nell'inverno 2021, costò all'ex numero uno Gubitosi più di 1 miliardo di euro e alla fine dello scorso anno ha spinto Tim ad accantonare circa 540 milioni. Insomma, quello che doveva rivelarsi un accordo rivoluzionario nel mondo dei diritti televisivi sportivi e che avrebbe portato la fibra nelle case di tutti gli italiani proprio grazie al calcio, si è trasformato in un flop. E ora che Tim ha discusso con i player del settore, sia Sky che Amazon, per capire se ci potesse essere un interesse nell’affare, insorgono i problemi, come riferito da La Stampa. Tuttavia, a quanto può riferire affaritaliani.it, l'operazione non sarà semplicissima, perché Dazn, in quanto titolare dei diritti del calcio, intende fare i propri interessi e, in mancanza di altri accordi, potrebbe rinegoziarne lei stessa la distribuzione con altri player.

L'istruttoria Agcom ha rivelato che gli ascolti dichiarati dalla piattaforma sarebbero stati pompati. E non di poco. Il Garante delle comunicazioni ha stimato un rialzo del 50% rispetto alle reali rilevazioni, per poi ordinare che la certificazione dell'audience fosse “garantita da un Jic (un organismo di controllo come Auditel, ndr) operante sul mercato nazionale in grado di produrre un dato univoco, trasparente e certificato di total audience in conformità alla regolamentazione vigente”. E l'Agcom vuole che questo avvenga in fretta, sottolineando che “l'implementazione di questa soluzione deve essere avviata tempestivamente allo scopo di consentirne l'effettività dall'avvio della stagione sportiva 2022/2023”.

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