Vannacci promosso con riserva, Gruber divide: le pagelle dello spin doctor e consulente di comunicazione politica Domenico Giordano (Arcadia)
Un sei politico per Roberto Vannacci, qualcosa in più per Lilli Gruber. È questo il bilancio tracciato per Affaritaliani da Domenico Giordano, spin doctor e consulente di comunicazione politica per Arcadia- agenzia di cui è anche amministratore- dopo il confronto televisivo tra il generale ed europarlamentare della Lega e la conduttrice di Otto e mezzo. “Entrambi hanno recitato il ruolo che avevano in scena. La Gruber ha fatto la Gruber, mantenendosi su quel filo di aggressività controllata che la caratterizza. Vannacci, invece, ha interpretato il personaggio a cui ci ha abituato negli ultimi mesi. Dopo la pubblicazione del libro è diventato un personaggio pubblico e anche in tv ha recitato quella parte”, commenta Giordano.
Secondo l’esperto, il leader di Futuro Nazionale ha fatto ampio ricorso alle tecniche retoriche che ormai caratterizzano il suo stile comunicativo. “Più volte ha assunto il ruolo e l’atteggiamento del professore di provincia, rifugiandosi in metafore a volte risultate incomprensibili. Ha più volte sottolineato di interpretare la ‘destra autentica’, un’espressione che di per sé non significa nulla. Del resto, lui è un Generale, sì, ma un ‘Generale della retorica’. Ha applicato quattro o cinque regole di oratoria e si è portato a casa un sei politico. Nella prima parte della trasmissione era più rigido, anche nella prossemica; nella seconda si è sciolto ed è stato più pronto nelle risposte. La Gruber ha provato a metterlo in difficoltà, ma lui in qualche modo se l’è cavata: ha tergiversato, ha schivato le domande”, sottolinea l’analista. Assolutamente coerenti, invece, le tematiche trattate dall’europarlamentare: “Dall’immigrazione all’economia, fino ai rapporti con il mondo Lgbtqia+, le risposte e i contenuti espressi sono stati perfettamente coerenti con quanto aveva già scritto nel libro”.
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Più severo il giudizio sulla conduzione della giornalista: “La sua rimane una conduzione molto fastidiosa, insidiosa, a tratti spocchiosa, soprattutto quando non accoglie le risposte e mette l’accento su ogni virgola. Di solito l’intervistatore non contesta mai ciò che dice l’ospite. Lei lo ha fatto con tutti, non solo con Vannacci: da Renzi, a Calenda, fino a Salvini. La Gruber recita il personaggio che si è cucita addosso, e gli ospiti vanno da lei perché sfruttano l’audience che si genera proprio dal contrasto. Quell’audience, poi, rimbalza sui social”, spiega l’esperto.
I voti per entrambi, in ogni caso, non sono dei migliori: “Vannacci non può superare la sufficienza. La comunicazione non è soltanto verbale: è un ecosistema complesso e fragile, fatto anche di forma. Non ci si può presentare in televisione con una camicia di lino a righe e scarpe da spiaggia: anche questo incide moltissimo”, dice Giordano. Per Lilli Gruber il voto in pagella è leggermente migliore. “Le darei un 7 meno. Lei aveva preparato l’intervista e ha recitato il copione che si era data. Vannacci, invece, è arrivato con la spocchia del Generale. Al posto suo, io eviterei persino di farmi chiamare così, perché semanticamente questa definizione non lo aiuta. Nell’immaginario collettivo degli italiani qualsiasi classificazione militarista è molto lontana”.
Infine, uno sguardo più ampio ai leader politici italiani e alla loro capacità comunicativa. “Chi se la cava meglio in tv? Senza dubbio, Giorgia Meloni e Matteo Renzi. Tra i leader politici loro sono una spanna sopra gli altri, non soltanto per la capacità di interlocuzione, ma anche per la gestione dei tempi. Hanno una spontaneità che non ritrovo negli altri leader”. Sul versante opposto, invece, bocciata Elly Schlein: “Si, è migliorata molto ultimamente, ma è ancora lontana da una buona performance”. Non va meglio a Antonio Tajani: “Anche lui – conclude lo spin doctor – è rimandato a settembre”.

