Vincent Bolloré è il nuovo presidente di Vivendi. E, nel discorso successivo alla nomina, ha tracciato il percorso che il gruppo francese dovrà percorrere nei prossimi anni. Prima però un ringraziamento a Jean-René Fourtou: l’uomo che ha contribuito a salvare Vivendi dalla bancarotta resterà presidente onorario.
Continuità, certo. Ma l’arrivo di un uomo forte alla guida del gruppo segna un cambio di marcia. Il suo stipendio annuo sarà di 400 mila euro, 350 mila in meno del suo predecessore. Un segnale. Ma la sostanza è altrove, nella gestione delle società sotto il controllo di Vivendi. Canal+, Universal Music e l’operatore brasiliano Gvt mostrano crescite modeste, ma una capacità di integrazione enorme e non ancora esplorata. Bollorè lo ha detto chiaramente: “Canal+ deve svilupparsi sul mercato anglosassone, ma non può farlo da solo”. Un altro esempio di senergie: l’operatore di telecomunicazioni Gvt punta a veicolare contenuti. Potrà farlo grazie alla sorella Universal.
La grande scommessa è l’espansione nei mercati emergenti. “Ci sono 2 miliardi di persone che hanno visto un aumento dei redditi tale da permettere loro l’accesso alla società dell’intrattenimento”. Anche in questo caso, la posizione di Canal+, che vanta giù un milione di abbonati in Africa e Asia, potrebbe ricevere un’ulteriore spinta da Universal e Gvt. E poi c’è la sfida digitale. Vivendi è già presente con alcune partecipazione in Canalplay (video) Vevo (piattaforma di video musicali) e Spotify (con una quota del 5%). Sono investimenti che, a oggi, valgono 800 milioni di dollari. Saranno sempre più centrali nella strategia Vivendi.

