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Medicina
Alzheimer, ecco come organizzare attività sociali e motorie fuori casa

“L’isolamento fisico e sociale causato dalla pandemia ha messo a dura prova le persone con demenza che hanno pagato un prezzo altissimo in termini di salute e peggioramento della qualità di vita: in questa fase in cui è possibile riprendere una serie di attività sociali all’esterno, molti familiari ci hanno chiesto un supporto per aiutarli a individuare le attività più idonee da fare insieme ai propri cari. Così, grazie ai nostri psicologi e terapisti occupazionali, abbiamo stilato alcuni semplici suggerimenti per riappropriarsi degli spazi sociali e relazionali esterni al domicilio e al nucleo familiare.” Così Gabriella Salvini Porro, presidente della Federazione Alzheimer Italia, racconta l’idea che sta alla base dei consigli pratici dedicati ai familiari di persone con demenza per organizzare l’attività psico-motoria fuori dall’ambiente domestico, mantenendo come obiettivo primario il benessere psico-fisico delle persone con demenza.

 

Le attività che è possibile svolgere all’esterno possono essere raggruppate in 3 aree.

 

Attività motorie

Nelle ore meno calde della giornata, fare una passeggiata intorno a casa, nel cortile o anche in un parco vicino casa con il solo obiettivo di camminare.

 

Attività di stimolazione cognitiva

Andare al parco o ai giardini pubblici, sedersi su una panchina e osservare ciò che avviene intorno: guardare i fiori e cercare di riconoscerli, osservare le persone che passano, sentire i profumi e i rumori. O anche, se si ha un cortile o un terrazzo, occuparsi della cura delle piante: innaffiarle, togliere le foglie secche, piantare fiori nuovi.

 

Attività ludico-ricreative

Andare al bar a bere un caffè o prendere un gelato, assistere a un concerto all’aperto, andare in chiesa o in un museo (in questi casi va ovviamente valutato il tempo di tolleranza della singola persona con demenza)

Il primo passo è ricostruire la storia personale di vita della persona con demenza: esperienze, carattere, interessi come anche bisogni servono infatti a individuare le attività più idonee che andranno poi inserite in una routine quotidiana che permette al familiare una migliore organizzazione della giornata, e aiuta la persona con demenza a sentirsi più sicuro. A questo scopo è utile valutare 5 fattori:

-storia personale: quali erano le abitudini, gli interessi e le passioni prima della diagnosi, le attività sociali che svolgeva con particolare piacere;

-personalità: quali erano le caratteristiche caratteriali prima dell’esordio della malattia, ad esempio era una persona apatica e solitaria oppure socievole e creativa;

-stato fisico: è importante avere chiare le reali capacità di movimento e deambulazione della persona, in modo da valutare l’opportunità di utilizzare un deambulatore o di una carrozzina;

-stato cognitivo-comportamentale: analisi di quali sono le capacità residue di memoria, comunicazione e relazionali;

-ambiente: compito del familiare caregiver è fare un’attenta analisi dell’ambiente esterno, individuando luoghi di interesse per la persona con demenza, valutando eventuali barriere architettoniche, prediligere percorsi con panchine o sedie dove possa risposare e la presenza di aree coperte in caso di pioggia o troppo sole.

Uscire di casa per fare una passeggiata o anche stare seduti in giardino o in un parco, riprendere alcune attività sociali e incontrare altre persone in spazi esterni: sono attività che stimolano i sensi riattivando ricordi e sensazioni piacevoli e, inoltre, incoraggiano l’interazione e il piacere della condivisione. A questo si aggiunge l’importanza dell’attività motoria: camminare, anche solo intorno al palazzo, aiuta a migliorare equilibrio e coordinazione, oltre ad agire in modo positivo su umore e benessere generale.

Accanto ai benefici, il caregiver deve tenere conto anche di aspetti meno positivi come, ad esempio, il rischio di affaticamento o dell’insorgere di fastidi o dolori fisici che si possono ripercuotersi sull’umore (ad esempio dolore a piedi o ginocchia) o anche la possibilità che i comportamenti delle altre persone, come le grida dei bambini o l’abbaiare dei cani, possano creare disagio e stress alla persona con demenza.

 

 

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